Un freno all'immigrazione dagli effetti cosmetici

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Politica  
Uno dei settori che potrebbe risentire della decisione del Consiglio federale è l'agricolturaDidascalia:

Uno dei settori che potrebbe risentire della decisione del Consiglio federale è l'agricoltura (Reuters)

Di Luigi Jorio, swissinfo.ch

La decisione del governo svizzero di applicare dei contingenti ai lavoratori provenienti da otto Stati dell’Unione europea non risolve i problemi di fondo legati all’immigrazione. Secondo la stampa svizzera, il freno posto all’accordo sulla libera circolazione rischia invece di rivelarsi controproducente.

Il ricorso alla clausola di salvaguardia è puramente «cosmetico», scrive Le Temps, per il quale la decisione di «barricarsi» non rappresenta la scelta giusta, «né per la Svizzera né per l’Europa».
 
Il governo era comunque tenuto a dimostrare di prendere sul serio i timori e le esasperazioni della popolazione, ritiene il quotidiano romando. Da un recente sondaggio emerge in effetti che oltre il 40% dei cittadini vorrebbe rinegoziare l'accordo sulla libera circolazione.
 
Anche per il 24 Heures bisognava fare qualcosa per una «questione di credibilità». Ma la decisione di limitare i permessi di dimora per i lavoratori in provenienza dagli Stati dell’Europa dell’Est (Romania e Bulgaria escluse) non otterrà affatto il suo obiettivo.
 
Queste persone rappresentano appena il 6% dell’immigrazione proveniente dall’Ue, rileva il giornale. Cechi, ungheresi o sloveni si ritrovano spesso sui cantieri, nelle cucine o sui campi, dove occupano impieghi poco qualificati e mal pagati. «Non sono loro che acquistano le ville lussuose sulle rive del lago» e che quindi contribuiscono a far aumentare il prezzo degli alloggi.

Un atto di pura psicologia

La misura adottata dal governo non avrà molti effetti concreti, insiste il Quotidien Jurassien. Concerne soltanto 4'000 dei 60'000 permessi di dimora (permesso B) distribuiti ogni anno. Potrà d’altronde essere aggirata con i permessi di breve durata (L) e non riuscirà dunque a contrastare il dumping salariale.
 
«I salariati che l’industria edilizia, l’agricoltura e i servizi di manutenzione non potranno più far venire dall’Europa dell’Est - prevede Le Temps - arriveranno dal Sud colpito dalla disoccupazione».
 
Sebbene sia stata una mossa corretta, l’attivazione della clausola «non risolve le questioni di base» nemmeno per la Basler Zeitung. Gli appartamenti, scrive, non diventeranno più a buon mercato, le code di pendolari non saranno più corte e sui treni non ci saranno più posti disponibili. Si tratta semplicemente di una «misura puramente psicologica».
 
Il governo ha preso una decisione giusta, commentano Der Bund e Tages Anzeiger. Negli ultimi anni, al momento delle votazioni popolari sulla libera circolazione delle persone, il Consiglio federale ha sempre tranquillizzato la popolazione parlando della possibilità di porre un freno alla forte immigrazione. Se il governo non avesse attivato la clausola di salvaguardia - sottolinea il loro editoriale comune - avrebbe perso la fiducia del popolo, ciò che avrebbe condizionato il voto sull’estensione della libera circolazione ai futuri membri dell’Ue.
 
Una fiducia che, secondo la Berner Zeitung, il governo non è invece riuscito a guadagnarsi con «una misura presa apparentemente senza convinzione» e «inadatta per ammansire i cittadini senza troppo irritare Bruxelles».

Maggiori controlli

A preoccupare maggiormente gli editorialisti sono in effetti le ripercussioni sulle relazioni con Bruxelles, destinate a «peggiorare», prevedono Der Bund eTages Anzeiger .
 
È probabile che la pressione all’interno dell’Ue aumenti affinché «ci si occupi realmente del piccolo vicino» e si metta fine allo statuto particolare della Svizzera, scrive la Südostschweiz.
 
Ciò non toglie che la libera circolazione delle persone necessita di maggiori controlli, indipendentemente dall’origine dei lavoratori, osserva il 24 Heures. Lo evidenziano gli operai pagati meno di dieci franchi all’ora sui cantieri romandi o i falsi indipendenti che approfittano dei vantaggi fiscali per far crollare i prezzi in Ticino.
 
Sarebbe meglio rafforzare le misure di accompagnamento agli accordi bilaterali e mostrarsi inflessibili sul rispetto delle regole del lavoro in Svizzera, ribadisce il Quotidien Jurassien.
 
Ampliando l’orizzonte, la Neue Zürcher Zeitung stima che bisogna «prendere seriamente tutti gli strumenti, anche se separatamente non sono decisivi». Questo perché «qualche migliaio di immigrati in più o in meno, ai quali si aggiungono le loro famiglie, significano ad esempio anche qualche migliaia di alloggi in più o in meno».
 
Per questa ragione, auspica il foglio zurighese, sarà necessario analizzare la complessa relazione tra migrazione, benessere e sfruttamento ambientale, diversità culturale e problemi di integrazione.

Accordo violato

La decisione del Consiglio federale è stata accolta con scetticismo non soltanto dalla stampa. Gli ambienti economici, l’agricoltura, il Partito socialista e i sindacati sostengono che non servirà a risolvere i problemi di fondo dell’immigrazione.
 
Secondo i socialisti, la clausola non consente di contenere il dumping salariale o di migliorare la situazione del mercato immobiliare. I datori di lavoro, criticano i sindacati, potranno far ricorso ai permessi di breve durata, ciò che potrebbe portare a un aumento del precariato.
 
L’Unione svizzera dei contadini teme invece che la disparità di trattamento tra Stati porterà Bruxelles ad applicare misure di ritorsione.
 
Per l’Unione democratica di centro, che ha fatto della lotta all’immigrazione un suo cavallo di battaglia, è al contrario giusto utilizzare i pochi strumenti disponibili per limitare il numero di stranieri in Svizzera. L’unico rammarico è che il governo non sia intervenuto prima, quando la clausola si sarebbe potuta applicare a tutti i paesi dell’Ue.
 
Senza sorprese, il contingentamento dei permessi è stato accolto negativamente da Bruxelles, che lo definisce una violazione dell’accordo sulla libera circolazione. La decisione del governo elvetico, ha detto la responsabile della diplomazia dell’Ue Catherine Ashton, non si giustifica né con il mercato del lavoro né con il numero di cittadini europei che cercano di stabilirsi in Svizzera. 

(con agenzie)

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