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Caccia ai detrattori di Erdogan


Cresce la tensione tra i turchi in Svizzera




Sostenitori di Erdogan hanno manifestato il loro sostegno al presidente di fronte al consolato turco a Zurigo. (Keystone)

Sostenitori di Erdogan hanno manifestato il loro sostegno al presidente di fronte al consolato turco a Zurigo.

(Keystone)

Il conflitto tra i sostenitori del presidente Erdogan e l’opposizione rischia di estendersi anche alla Svizzera, dove vivono circa 120'000 persone di origine turca? Dopo il fallito colpo di Stato e la repressione del regime turco contro avversari reali o ipotetici, i media svizzeri parlano di tensioni sempre più marcate in seno alla diaspora turca.

La vendetta del presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro potenziali nemici sembra aver raggiunto anche la Svizzera. «Su Facebook e Whatsapp, i suoi sostenitori invitano a segnalare chi critica il regime», indica il quotidiano gratuito 20 Minuten. Il giornale cita numerosi post che ricordano una vera e propria caccia alle streghe. «Assieme staneremo i simpatizzanti del putsch. Chi non vorrebbe denunciare questi terroristi e traditori della patria?», scrive un simpatizzante del regime.

Niente microspie per la Turchia

A causa dell’ondata di epurazioni in Turchia, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ha inasprito la sua procedura di autorizzazione di esportare dei beni che potrebbero essere utilizzati per la repressione della popolazione, scrive la Neue Zürcher Zeitung (NZZ). «In seguito ai recenti avvenimenti in Turchia, le tecnologie di sorveglianza saranno esaminate in modo ancor più severo», afferma al quotidiano Jürgen Böhler, responsabile del controllo delle esportazioni presso la Seco. L’esportazione di dispositivi di sorveglianza audio era stata sospesa già prima del tentativo di colpo di Stato.

In un altro messaggio pubblicato sulle reti sociali si chiede la chiusura di una scuola fondata nel 2009 a Zurigo dal movimento Gülen. Fethullah Gülen - alleato di Erdogan fino allo scoppio di uno scandalo di corruzione nel governo turco - è stato accusato dal presidente di essere la mente del tentativo di colpo di Stato. Oggi è considerato il nemico pubblico numero 1.

La spaccatura tra Gülen ed Erdogan aveva diviso la comunità turca in Svizzera già tre anni fa. Col risultato che degli amici avevano smesso improvvisamente di rivolgersi la parola, ha rammentato lo storico zurighese Cebrail Terlemez alla radio svizzera di lingua tedesca SRF. «Gli avvenimenti in Turchia toccano i cittadini turchi in Svizzera. La polarizzazione si accentua sebbene tutti siano sollevati dal fatto che il tentativo di putsch sia finito», osserva Cebrail Terlemez, membro del movimento Gülen. Sulle pagine di Le Matin, la deputata socialista Laurence Fehlmann Rielle, che ha la doppia nazionalità svizzera e turca, parla di «un clima di odio e di delazione che è indegno per uno Stato».

A temere i lunghi tentacoli di Erdogan sono pure i numerosi curdi che vivono nella Confederazione, che in passato sono scesi più volte in strada per rivendicare i loro diritti. «Questa volta i curdi sono prudenti», titola la Basellandschaftliche Zeitung nella sua intervista con Edibe Gölgeli, deputata curda del parlamento cantonale di Basilea e presidente della Comunità svizzera-curda. «Ora - afferma - sarebbe il momento sbagliato per scendere in strada contro Erdogan». Anche i curdi condannano il tentativo di colpo di Stato, fa notare Edibe Gölgeli, aggiungendo che Erdogan deve essere allontanato dal potere seguendo la via democratica.

Edibe Gölgeli teme una guerra civile in Turchia e prevede che molti turchi lasceranno il paese. È possibile che il numero di richiedenti l’asilo turchi in Svizzera aumenti, afferma al giornale bernese Der Bund Kurt Fluri, deputato del Partito liberale radicale. Le richieste, sottolinea, dovranno essere esaminate attentamente, che questo piaccia o meno a Erdogan.

Di tutt’altro tono le considerazioni rilasciate allo stesso giornale da Andreas Glarner, esponente dell’Unione democratica di centro (destra conservatrice), per il quale non c’è alcun motivo di accordare l’asilo in Svizzera a dei golpisti. Erdogan, rammenta, è un presidente eletto democraticamente.

Lo scorso fine settimana, diverse centinaia di sostenitori di Erdogan si sono riunite davanti al consolato turco a Zurigo per esprimere la loro gioia per il fallimento del colpo di Stato. Una manifestazione che secondo la polizia si è svolta in modo pacifico e che nella stampa locale è stata riportata soltanto in un trafiletto.


Traduzione dal tedesco di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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