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Politica dell’alcool in Svizzera


Come la Regia degli alcool ha impregnato la vita quotidiana degli svizzeri


Di Kathrin Ammann


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Alla fine del XIX secolo, un movimento sociale fortemente ancorato nella classe operaia lottava contro l'alcolismo. (Archivi sociali svizzeri)

Alla fine del XIX secolo, un movimento sociale fortemente ancorato nella classe operaia lottava contro l'alcolismo.

(Archivi sociali svizzeri)

L’alcool è stato il tema sul quale i cittadini svizzeri hanno dovuto esprimersi più spesso. Per decenni le problematiche legate al consumo di bevande alcoliche sono state gestite dalla Regia federale degli alcool. Oggi, questo ente sta per essere sciolto.  

La storia lo dimostra: non sempre la società e la politica in Svizzera hanno considerato l’alcool come un problema. Gli interventi dello Stato al riguardo, inoltre, hanno subito grandi fluttuazioni.

Uno sguardo sulla politica dell’alcool

In vista della dissoluzione della RFA, nell’autunno del 2014 è stato lanciato un progetto per illustrare il dibattito sull’alcool in Svizzera tra il 1887 e il 2015.

Il risultato è stato il libro “Ebbrezza e ordine”, che per la prima volta fornisce uno sguardo completo sulla storia della politica dell’alcool in Svizzera. Gli storici Juri Auderser e Peter Moser ne analizzano lo sviluppo e le sue ramificazioni all’interno della storia socioculturale del paese.

L’opera di 248 pagine è disponibile in lingua italiana, tedesca e francese. Esiste anche un’edizione digitale che comprende 300 documenti storici; 46 film prodotti, finanziati o distribuiti dalla RFA tra il 1929 e il 1996 sono inoltre disponibili online. 

Per più di un secolo, la Regìa federale degli alcool (RFA) ha svolto un ruolo centrale nel regolare il rapporto all’alcool. La politica elvetica negli ultimi 125 anni è stata caratterizzata da tre particolarità:

- Nella storia della democrazia svizzera nessun prodotto ha suscitato così tanti dibattiti come l’alcool. Dall’introduzione dell’iniziativa popolare (1891), il popolo svizzero si è espresso 17 volte sul tema, senza contare le votazioni cantonali e comunali.

- L’intervento dello Stato non si è limitato al prodotto e al suo consumo. La RFA è stata presente a tutti i livelli della catena, comprese la fabbricazione, la lavorazione e la distribuzione.

-  La RFA si è occupata esclusivamente di superalcolici distillati. Le bevande alcoliche fermentate, come birra e vino, non sono mai entrate nella sua giurisdizione. La distinzione, infatti, teneva in considerazione solo il metodo di fabbricazione, non la composizione chimica del prodotto.

La RFA è stata al centro di una fitta rete di attori e organizzazioni attivi nell’ambito della politica dell’alcool. I suoi interventi hanno provocato dibattiti molto accesi.

Fino a che punto la Confederazione sarebbe potuta intervenire sulle norme cantonali contro l’abuso di alcol, ad esempio, è stato un tema di cui si è discusso animatamente. D’altro canto, la RFA ha anche promosso la cooperazione tra cantoni, produttori di distillati, movimenti contro il consumo di bevande alcoliche e principali attori dell’industria svizzera.

Uno sguardo al passato

La RFA nasce nel 1887, in un periodo in cui l’alcool è visto principalmente come un problema sociale. Il consumo e la produzione di bevande alcoliche (in particolare i distillati di patate) nelle zone rurali, vengono descritti da alcune associazioni come una malattia da debellare, chiamata la “peste della grappa di patate”  

La RFA segue una politica di moderazione. I suoi obiettivi, però, non si limitano solamente a ridurre il consumo di alcool, ma anche a garantire la fornitura di combustibile (etanolo) per l’industria, la medicina e le economie domestiche.

Nel 1910 l’assenzio viene proibito in tutta la Svizzera. Per la prima volta una bevanda alcolica è vietata su tutto il territorio nazionale, in seguito a una votazione popolare. La messa al bando della “fata verde” durerà fino al 2005. Un simile divieto rimane però un’eccezione nell’ambito della politica sull’alcool in Svizzera.

Le patate fanno dimagrire!

Dopo la Prima guerra mondiale, le norme sull’alcool sono integrate alle nuove direttive sul cibo, l’agricoltura e la sanità. Grazie al supporto di agronomi, nutrizionisti e riformatori sociali, la RFA espande massicciamente il suo raggio d’azione.

Con il motto “mangiare anziché bere”, promuove l’uso di patate, frutta e bacche per motivi nutrizionali, con lo scopo di evitare che vengano trasformate in alcool.

Ad esempio, distribuisce mele agli alunni delle scuole durante la ricreazione, per sensibilizzare i più piccoli all’importanza di consumare più frutta. 

Integra inoltre l’aspetto sanitario ai nuovi ideali di bellezza. Il servizio informativo dell’RFA spiega alle donne che mangiare patate ha un effetto dimagrante.

Lenta perdita di importanza

A partire dagli anni ’80, a causa di diverse riforme amministrative, il campo d’intervento della RFA si riduce in diversi ambiti, ad esempio quelli legati alla sanità e alla prevenzione dell’alcolismo.

Inoltre, le nuove preferenze della popolazione in fatto di bevande alcoliche e gli accordi di libero scambio trasformano il mercato internazionale dei superalcolici. Molte delle misure intraprese a livello nazionale vengono dunque abbandonate.

Birra e vino rappresentano più dei quattro quinti del consumo totale di alcool. Il limite di una regolamentazione concentrata principalmente sui superalcolici diventa sempre più evidente.

Infine, l’RFA è solo uno dei 20 enti federali che, oltre ai 26 cantoni, si occupa delle problematiche legate all’alcool. Le sue competenze si riducono sempre di più, fino a limitarsi quasi esclusivamente all’ambito commerciale e fiscale.

La sua legittimità come istituzione indipendente è dunque messa in discussione. Nel 2016, il parlamento decide d’integrarla all’Amministrazione federale delle dogane. 

Dagli anni '50 la RFA ha cominciato a promuovere il consumo di mele durante la pause. A scuola, ma anche nelle fabbriche e negli uffici. (Archivi RFA)

Dagli anni '50 la RFA ha cominciato a promuovere il consumo di mele durante la pause. A scuola, ma anche nelle fabbriche e negli uffici.

(Archivi RFA)

Il fallimento della revisione totale della legge sugli alcolici

Dopo essere rimbalzata per 4 anni fra la camera alta e quella bassa del parlamento elvetico, nessuna delle quali voleva scendere a compromessi, la revisione totale della legge sull’alcool (LAlc) è stata bruscamente abbandonata nell’inverno del 2015. Una delle principali divergenze riguardava l’ammontare dell’aliquota di imposta per i produttori di distillati. Un’altra era il divieto di vendita al dettaglio di superalcolici tra le 22.00 e le 6.00.

La necessità di una riforma è ritenuta tuttavia necessaria. La legislazione attuale, infatti, risale al 1932. La revisione parziale proposta dal Governo è stata accettata dal parlamento nell’autunno del 2016. Essa prevede la liberalizzazione del mercato dell’etanolo, la cui importazione è monopolio statale dal 1886 (la misura era stata introdotta per contrastare il consumo eccessivo di superalcolici).

Il parlamento ha inoltre approvato l’integrazione dell’RFA all’Amministrazione federale delle dogane. Questo ha decretato la fine di un’epoca per la politica sull’alcool in Svizzera, cominciata negli anni 1880. Il Governo vuole affrontare le questioni che hanno portato al fallimento della revisione totale in un secondo momento. 


Traduzione dal tedesco, Zeno Zoccatelli, swissinfo.ch

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