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Rassegna stampa


Infranto il «tabù» delle frontiere: «in gioco vi sono i valori europei»




Niente accordo su una chiave di ripartizione dei rifugiati e controlli ripristinati a diverse frontiere europee: è questo in sostanza l’esito del vertice straordinario tenutosi lunedì a Bruxelles. La stampa svizzera parla di una mancanza di coraggio e responsabilità ed evoca il rischio di fallimento del progetto europeo. 

Poliziotti tedeschi controllano i documenti dei rifugiati siriani alla frontiera con l'Austria.  (Keystone)

Poliziotti tedeschi controllano i documenti dei rifugiati siriani alla frontiera con l'Austria. 

(Keystone)

Come previsto, sono stati i paesi dell’Est a dire “no”. La proposta di introdurre quote obbligatorie per la ripartizione di 120mila rifugiati è dunque stata respinta e tornerà probabilmente sul tavolo soltanto l’8 ottobre, in occasione del vertice dei ministri degli interni.

I Ventotto hanno raggiunto un accordo unicamente sulla creazione di grandi centri di accoglienza in Italia e in Grecia, per registrare i migranti al loro arrivo in Europa, e sul rafforzamento del dispositivo militare contro gli scafisti nel Mediterraneo. Saranno poi ripartiti, su base volontaria, soltanto 40mila profughi, come previsto dal vertice tenutosi a fine giugno.

Per “La Regione Ticino” si tratta di un fallimento, le cui responsabilità «sono da spartire tra i pavidi governi della “vecchia” e quelli aggressivi della “nuova” Europa. Una prova di meschinità che ricade, immoralmente, sulla sorte di migliaia di persone riconsegnate alla mercé di passatori senza scrupoli e di governi senza ritegno».

La decisione di rinviare tutto il pacchetto a una data «che si spera più favorevole (..) non sembra altro che l’ennesimo, povero tentativo di salvare ciò che meno conta, la faccia». In questa crisi, l’Europa – che si è costruita sulla fiducia e la solidarietà – si trova ora confrontata coi suoi egoismi, rincalza l’editorialista dei quotidiano “24Heures” e la “Tribune de Genève”.


Sospensione di Schengen, una scelta «intelligente» per alcuni...

«Dopo l’euforia dei giorni scorsi, è l’ora della disillusione», scrive dal canto suo l’”Aargauer Zeitung”. Non solo l’Unione europea si è dimostrata incapace di trovare una strategia comune per far fronte all’afflusso quotidiano di migliaia di profughi, ma diversi paesi europei hanno deciso – unilateralmente – di ripristinare i controlli alle frontiere.

A dare il là è stata la Germania, nel tentativo di avvertire i suoi partner: “da soli non possiamo andare avanti”. Anche perché in un solo fine settimana Monaco ha accolto da sola 20mila migranti. Per l’”Aargauer Zeitung, “Berlino ha agito in modo intelligente, facendo sapere che per mantenere la libera circolazione delle persone è necessaria una strategia comune”.

Dello stesso parere anche l’editorialista di “24Heures” e la “Tribune de Genève”. Malgrado la chiusura delle frontiere, la Germania non ha cambiato politica d’accoglienza (i richiedenti l’asilo continuano ad essere ricevuti). E non ha nemmeno infranto le regole giuridiche di Schengen, che prevedono la possibilità di ristabilire i controlli in caso di forza maggiore. Dà però un segnale di incoraggiamento a coloro che non vogliono più Schengen, a cominciare da Viktor Orban in Ungheria. Una tentazione che esiste anche in Svizzera».

Come nel gioco del domino, la sospensione dell’accordo di Schengen decisa domenica dalla Germania è stata immediatamente emulata da Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca, mentre Polonia e Gran Bretagna hanno intensificato i controlli. In Svizzera, una misura simile è per ora fuori discussione, ha affermato la ministra Simonetta Sommaruga, presente al vertice a Bruxelles.

… «imprudente» per altri

La stampa svizzera non ha però solo parole di comprensione nei confronti di Angela Merkel.

«Ricapitoliamo: la Germania voleva salvare i migranti, ma i suoi amici non le hanno dato man forte. Così si è ritrovata lei stessa nel bisogno, molto prima di quanto pensasse. I tempi per registrare tutti i migranti erano troppo lunghi; i profughi arrivavano troppo in fretta”. Gli accordi di Schengen e le frontiere aperte sono ormai storia, scrive la “Basler Zeitung”, e quelli di Dublino non hanno più senso. “La cosa grottesca è che la Germania continua a dire che questi accordi sono più attuali che mai”:

Il “Blick” afferma dal canto suo che il sogno dei tedeschi (…) è ormai stato spazzato via. Ma c’è di più: «con la sua politica imprudente la Germania ha portato le strutture europee a vacillare».

L’Europa a una svolta

La libertà di movimento è una delle più grandi realizzazioni dell’Europa, sottolinea il “Tages Anzeiger”. Ma la pressione migratoria sta mettendo in pericolo questi valori, anche perché pur avendo una frontiera comune esterna, l’Unione europea non ha alcuna politica interna in materia di asilo. «Fili spinati, muri e un trattamento disumano dei profughi davanti a frontiere chiuse sarebbero soltanto l’inizio della fine di questa Europa segnata dalla libera circolazione, come oggi la conosciamo».

L’Unione europea ha di fatto bisogno di una strategia comune e solidale, ma la stampa svizzera non sembra particolarmente fiduciosa sul raggiungimento di un’intesa. Nel frattempo, scrive il quotidiano “Le Temps”, «centinaia di migliaia di rifugiati siriani, iracheni o afghani rifiutano di scomparire» dai radar. E mentre spuntano nuovi muri, «la diffidenza reciproca si sta installando sempre più in Europa».

Anche la Svizzera, che lo voglia o no, sarà toccata dalla crisi dei migranti e deve prepararsi, conclude “Le Matin”. «Le barriere e i muri politici, così come gli atti di generosità non coordinati, non cambieranno molto. La Svizzera ha tutti i mezzi a sua disposizione. Deve dar prova di volontà, controllando le frontiere ma anche mostrando ciò che sa essere. Umana».


swissinfo.ch

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