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Rassegna stampa


Un tenue freno all'immigrazione che calpesta il voto popolare




Accuse di non rispetto della volontà popolare e dunque di violazione della Costituzione sono rivolte dalla stampa svizzera al parlamento federale, all'indomani della decisione della Camera del popolo di adottare una cosiddetta "versione light" di freno all'immigrazione. Commentatori ed editorialisti non risparmiano giudizi severi anche al governo. Da più parti è reclamato un nuovo voto popolare chiarificatore.

Il deputato liberale radicale Kurt Fluri, qui mentre discute con la ministra di giustizia Simonetta Sommaruga, è il principale ideatore della cosiddetta "priorità interna light", adottata il 21 settembre dalla Camera del popolo. (Reuters)

Il deputato liberale radicale Kurt Fluri, qui mentre discute con la ministra di giustizia Simonetta Sommaruga, è il principale ideatore della cosiddetta "priorità interna light", adottata il 21 settembre dalla Camera del popolo.

(Reuters)

Oltre due anni e mezzo dopo la votazione federale del 9 febbraio 2014 sull'iniziativa popolare "Contro l'immigrazione di massa", promossa dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), la Camera del popolo ieri ha adottato un progetto di attuazione (vedi video). Questo, in particolare, non applica ai cittadini dei Paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) i tetti massimi e i contingenti per l'immigrazione chiesti dall'iniziativa.

Una formula light con la quale la maggioranza dei deputati vuole evitare il rischio che l'UE disdica tutti gli accordi bilaterali con la Svizzera, poiché l'applicazione alla lettera dell'iniziativa dell'UDC sarebbe contraria a quello sulla libera circolazione delle persone. I parlamentari hanno rilevato in proposito che anche gli accordi bilaterali sono stati accettati dal popolo.

Ma la decisione della camera bassa viola l'articolo 121.a della Costituzione federale, ossia quello introdotto dall'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", concorda oggi la maggioranza della stampa svizzera.

Ciò che ha deciso ieri il Consiglio nazionale "non ha nulla a che fare con il mandato costituzionale. Qui non è semplicemente stata interpretata un'iniziativa, levigata dalla macchina della concordanza e raccomodata per renderla condivisibile dalla maggioranza, come di consueto. No, qui è stata deliberatamente ignorata una decisione popolare. Questo è grave anche per gli stessi oppositori dell'iniziativa e promuove la sfiducia nella politica", tuona il commentatore della Berner Zeitung (BZ), secondo il quale "particolarmente urtante è la disinvoltura con cui inoltre si imbroglia e si bara per mascherare il peccato originale". Un modo di agire che "è più di semplicemente impudente. Così fa solo chi ha paura e non si fida per nulla del popolo".

"La soluzione scelta si scosta molto dall'articolo costituzionale volto a limitare l'immigrazione. Mai una legge di applicazione si è distanziata così tanto dalle esigenze della Carta fondamentale", giudica anche il commentatore del giornale "Le Temps".

Guardando avanti

Il quotidiano ginevrino però trova un'attenuante e guarda oltre la decisione dei deputati: "Questo approccio è difendibile, ma è incompleto. Il problema della conformità con l'articolo costituzionale deve essere risolto". Un'opportunità in questo senso, secondo il commentatore di "Le Temps" è offerta dall'iniziativa popolare "Fuori dal vicolo cieco!" (Iniziativa RASA, dal suo acronimo tedesco), che chiede l'abolizione dell'articolo costituzionale adottato nella votazione popolare del 9 febbraio 2014.

"Si tratterà di trovare una soluzione che consenta di chiedere con eleganza al popolo – senza dargli la sensazione che si era sbagliato, perché detesta questo – di decidere tra la restrizione dell'immigrazione che voleva e la salvaguardia degli accordi bilaterali. Questo passaggio sembra difficilmente evitabile. (…) Al Consiglio degli Stati spetterà l'elaborazione di qualcosa più coerente".

Sulla stessa lunghezza d'onda è il quotidiano di Losanna "24 heures", che definisce la decisione dei deputati nazionali come "un esercizio alibi" e giudica "la proposta di alcuni senatori di ravvicinare la legge alla Costituzione attraverso una nuova votazione popolare interessante. Tuttavia, non deve essere vista come la correzione di uno scrutinio precedente. Ma, come una precisazione indispensabile. Quando una domanda non è posta chiaramente, è difficile dare la risposta giusta".

Soluzione transitoria

Meno severo il giudizio del giornale friburghese "La Liberté", per il quale "tutto questo serve solo a guadagnare tempo. Fintanto che l'Unione europea e la Gran Bretagna non si saranno messe d'accordo per risolvere i loro rapporti post-Brexit, il margine di manovra della Svizzera sarà ristretto, perlomeno se vuole continuare a sviluppare la via bilaterale", osserva.

Una previsione a cui fa eco il commento congiunto dei quotidiani bernese "Der Bund" e zurighese "Tages-Anzeiger": "La priorità nazionale light funge in realtà da soluzione transitoria, perché così la porta bilaterale rimane aperta e permette di guadagnare tempo. Solo quando Bruxelles e Londra si saranno accordati sull'attuazione della Brexit, potranno essere nuovamente possibili seri colloqui anche con Berna. Solo allora si saprà se non c'è proprio una possibilità di partecipare al mercato interno dell'UE, senza applicare la libera circolazione completa".

Responsabilità suddivise

Nel frattempo, comunque, nella stampa elvetica c'è anche chi punta il dito sul governo svizzero. "Finito il gioco a nascondino", è il titolo di un commento congiunto di diversi quotidiani regionali della Svizzera tedesca, secondo cui l'esecutivo è responsabile del fiasco. In precedenza, infatti, il Consiglio federale aveva presentato un piano di attuazione in cui ha proposto una trasposizione alla lettera dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa", nella consapevolezza che così sarebbe violato l'accordo sulla libera circolazione con l'UE, rammenta il commentatore.

La ministra di giustizia Simonetta Sommaruga, aveva detto il giorno stesso in cui era stata presentata che la proposta del governo aveva un importante punto debole: nessuno sa come avrebbe reagito l'UE alle misure unilaterali della Svizzera. Con misure di ritorsione, con una disdetta o in nessun modo? L'incertezza è un male, soprattutto per l'economia, aveva osservato Simonetta Sommaruga.

Ma al contempo la magistrata aveva difeso i tetti massimi e i contingenti previsti nel piano del governo motivandoli con il fatto che si doveva rispettare la Costituzione.

"Cosa vuole esattamente il governo?", chiede dunque il commentatore. "Una risposta chiara non c'è ancora. La colpa è la strategia del governo federale. Dopo il voto popolare, per dispetto, ha insistito su un'attuazione rigorosa – nella consapevolezza che il parlamento avrebbe sbrogliato la matassa e le relazioni con l'UE non sarebbero state messe a repentaglio. Il governo continua a nascondersi dietro la comoda posizione, secondo cui intende attuare il mandato popolare e negoziare con l'UE – anche se da due anni e mezzo non è avanzato di un solo centimetro".

L'esecutivo dovrebbe finalmente mettere chiaramente le carte in tavola e spiegare che una soluzione consensuale con l'Unione europea non è possibile. "E che la Costituzione deve essere modificata per salvare i bilaterali. Il Consiglio federale farebbe bene a informare chiaramente il popolo, nel caso in cui a quest'ultimo incombesse la decisione finale".

Il Corriere del Ticino, che definisce il progetto adottato ieri dal Consiglio nazionale "il classico figlio forzato di genitori tra loro incompatibili: la libera circolazione delle persone e i contingenti per limitare i lavoratori europei", richiama infine alle proprie responsabilità "l’UDC, che da tempo minaccia di ricorrere alle urne per abolire la libera circolazione. E che in questi due anni e mezzo, pur essendo partito di governo, non ha mai presentato un progetto sostenibile per applicare la sua iniziativa, tenendo nel contempo una posizione oltremodo ambigua sui bilaterali".

Il progetto del Consiglio nazionale

Il disegno di legge volto ad applicare l'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa" adottato il 21 settembre dalla Camera del popolo è articolato in tre punti.

Esso prevede prima di tutto che il Consiglio federale elabori misure per sfruttare al meglio il potenziale di manodopera indigena (cittadini svizzeri e stranieri già domiciliati nel paese).

Il governo dovrebbe anche determinare, tenendo conto di diversi fattori tra cui l'immigrazione, la situazione a livello di mercato del lavoro e la congiuntura, valori soglia a partire dai quali potrebbe essere introdotto un obbligo di comunicazione da parte delle imprese dei posti di lavoro vacanti (preferenza nazionale "light").

Gli uffici regionali di collocamento (URC) dovrebbero svolgere un ruolo centrale di coordinamento e trasmissione delle informazioni relative ai posti vacanti. Questo provvedimento potrebbe anche essere limitato ad alcune categorie professionali, ad alcuni settori o ad alcuni cantoni. Il testo non fissa tuttavia un obbligo vincolante di assunzione del personale residente.

Se queste misure non si rivelassero sufficienti e l'immigrazione dall'Unione europea e dall'AELS superasse un certo livello sul piano regionale o nazionale, l'esecutivo potrebbe infine ricorrere a "misure correttive appropriate". Sarebbe il Consiglio federale stesso a decidere a partire da quale limite adottarle, per quanto tempo mantenerle in vigore, di che tipo esse sarebbero e a che categorie professionali sarebbero applicate.

Qualora queste misure (per esempio anche tetti massimi), che dovrebbero essere limitate al minimo indispensabile, non dovessero risultare compatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone, dovrebbero essere discusse da un comitato misto Svizzera/Ue. Anche i cantoni potrebbero proporre misure correttive al Consiglio federale, in caso di problemi economici o sociali gravi causati dai frontalieri: l'ultima parola spetterebbe al comitato misto qualora non rispettassero l'accordo di libera circolazione delle persone.

Fonte: ats

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