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Sicurezza e privacy


Servizi segreti pronti a mettersi all’ascolto




Circa la metà delle comunicazioni via cavo transita da server ai quali le autorità elvetiche non hanno accesso. (Reuters)

Circa la metà delle comunicazioni via cavo transita da server ai quali le autorità elvetiche non hanno accesso.

(Reuters)

La nuova legge che conferisce maggiori poteri ai servizi segreti svizzeri supererà verosimilmente il primo scoglio parlamentare la settimana prossima. I suoi oppositori avvertono tuttavia che le misure volute dal governo rischiano di violare i diritti civili e mancano della necessaria base costituzionale.

Quando il ministro della difesa Ueli Maurer ha presentato il disegno di legge un anno fa, ha assicurato che l’obiettivo era di tener conto delle inquietudini relative alla sicurezza e delle libertà individuali. E non di introdurre misure di sorveglianza nei confronti dei cittadini.

Con la riforma, i servizi segreti saranno autorizzati a intercettare comunicazioni telefoniche e via Internet, come pure a installare cimici in appartamenti privati per prevenire attacchi terroristici e attività di spionaggio.

I giudizi critici iniziali - espressi soprattutto dai politici di sinistra - sembrano essere stati spazzati via da una maggioranza di centro-destra in parlamento, malgrado le rivelazioni nel 2013 di Edward Snowden sulla sorveglianza di massa condotta dall’intelligence statunitense (NSA) e da altri servizi segreti.

Quasi all’unanimità, la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (camera bassa) ha raccomandato di approvare la modifica. E questo prima degli attentati di matrice islamica perpetrati in Europa all’inizio dell’anno.

Jakob Büchler, membro della commissione, è convinto che un rafforzamento della sorveglianza è la giusta strada da seguire. «È l’unico modo per collaborare allo stesso livello con altri servizi segreti e per proteggere la popolazione e il paese», afferma.

Profonda trasformazione

Diversi esperti legali hanno tuttavia manifestato forti riserve. Rainer Schweizer, professore di diritto pubblico all’Università di San Gallo, ritiene che ci si stia avviando verso una profonda trasformazione.

«Per la prima volta, i servizi segreti svizzeri potranno mettere i cittadini sotto controllo semplicemente sulla base di una presunta minaccia. Non ci sarà nemmeno bisogno di avere un ragionevole sospetto», spiega.

I cittadini non avranno diritto a una protezione giuridica o ad avere accesso alle informazioni relative a una possibile inchiesta in corso nei loro confronti. Questo è contrario ai diritti umani europei, osserva Rainer Schweizer.

Il professore teme inoltre che i terroristi riescano a fuggire prima di essere arrestati, a causa di procedure poco chiare tra i servizi segreti e le autorità giudiziarie. Schweizer chiede dunque di rinviare il dibattito in parlamento fino a quando non saranno stabilite regole precise.

Oltre la sicurezza dello Stato

Il consulente legale Markus Mohler, ex professore alle università di Basilea e San Gallo, è dell’idea che i servizi segreti debbano poter disporre di mezzi supplementari per difendersi tempestivamente da attacchi terroristici ed evitare che servizi di intelligence stranieri possano condurre attività illegali sul territorio svizzero.

Più poteri all‘intelligence

La legge che verrà discussa in Consiglio nazionale (camera bassa) si concentra sui poteri attribuiti ai servizi segreti svizzeri.

Nei prossimi mesi, i deputati potrebbero iniziare a dibattere su un’altra legge concernente la sorveglianza e le telecomunicazioni.

Nel 2008, il parlamento ha respinto una proposta simile che conferiva maggiori poteri ai servizi segreti.

A fare da sfondo ai dibattiti vi è uno scandalo emerso a fine anni Ottanta. Durante l’epoca della Guerra fredda, lo Stato aveva raccolto informazioni su circa 900‘000 persone e organizzazioni che considerava una minaccia potenziale per la Svizzera.

Sostiene tuttavia che i poteri conferiti al governo vanno ben oltre il compito di garantire la sicurezza nazionale. «Manca addirittura la necessaria base costituzionale», afferma l‘esperto.

Markus Mohler, che è stato procuratore, comandante di polizia e consulente del governo, sottolinea poi che gli agenti federali acquisirebbero gli stessi poteri, se non maggiori, di quelli delle autorità inquirenti.

Le assicurazioni del governo, secondo cui l’intercettazione dovrà essere autorizzata da un giudice del Tribunale amministrativo federale e dal ministro della difesa, non sono sufficienti, osserva Mohler. «Con questa [nuova] legge, si sconvolge l’equilibrio tra libertà e sicurezza. Ciò è inammissibile».

Per minimizzare il rischio di abusi, Mohler suggerisce in alternativa la creazione di un organo composto di tre giudici.

Paragone

Entrambi gli esperti concordano poi sul fatto che la prevista disposizione sulle intercettazioni telefoniche non è efficace. Circa la metà delle comunicazioni via cavo transita infatti da server ai quali le autorità elvetiche non hanno accesso.

Anche se la nuova legge verrà approvata dalle due camere del parlamento, i diritti dei cittadini in Svizzera, e in particolare quelli sulla sfera privata, continueranno a essere più protetti dall’intrusione dei servizi segreti rispetto alla situazione negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o nella vicina Francia, osserva Markus Mohler.

Rainer Schweizer ha una visione leggermente diversa: «Quando si tratta di accedere alle informazioni ottenute segretamente dall’intelligence, la gente in Svizzera godrebbe di meno diritti, se paragonati ad esempio con quelli negli Stati Uniti e in Germania».


Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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