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Prima di Baselworld Sei cose da sapere sull'orologeria svizzera

L'orologio meccanico (qui un modello del 1956) è caduto nel dimenticatoio, prima di ritornare alla moda negli anni 2000.

L'orologio meccanico (qui un modello del 1956) è caduto nel dimenticatoio, prima di ritornare alla moda negli anni 2000.

(Keystone)

Il Salone mondiale dell’orologeria si apre giovedì a Basilea in un periodo piuttosto negativo per il settore. swissinfo.ch vi propone di partire alla scoperta di questa industria che da sola simboleggia il savoir-faire e la precisione del “Made in Switzerland”.

1) Beneficia di un quasi monopolio nel segmento dei prodotti di alta qualità

La Svizzera produce circa 30 milioni di orologi all’anno, ovvero soltanto il 2,5% di tutti gli orologi fabbricati nel mondo. Ciononostante, copre più del 50% del mercato orologiero mondiale in termini di valore. Si stima infatti che oltre il 95% degli orologi venduti a più di 1'000 franchi siano prodotti in Svizzera.

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Oltre che dai consumatori, gli orologi di lusso “Made in Switzerland” sono apprezzati anche dai falsari. Secondo la Federazione dell’industria orologiera svizzera (FHLink esterno), nel mondo sono prodotti oltre 35 milioni di orologi falsi all’anno (una cifra che supera quindi la produzione di veri orologi svizzeri). La contraffazione genererebbe un giro d'affari di circa un miliardo di franchi, ciò che corrisponde al 5% delle vendite del settore.

2) La marca più conosciuta è anche quella più venduta

«Se a 50 anni non si possiede un Rolex, allora la vita è stata un fallimento»: la celebre frase del pubblicitario francese Jacques Séguéla illustra bene la dimensione simbolica esagerata che ha assunto la celebre marca svizzera nell’universo del lusso. I Rolex sono presenti ai polsi dei personaggi più noti, da Roger Federer a Brad Pitt, passando da Nicolas Sarkozy.

Rolex è anche la marca svizzera che si vende meglio nel mondo. Nel 2015, il suo giro d’affari ha sfiorato i 5 miliardi di franchi, distanziando di parecchio Omega e Cartier (2 miliardi ciascuna). Sono perlomeno le stime di René Weber, analista presso la banca Vontobel. Sebbene goda di una notorietà senza pari, Rolex rimane estremamente discreta sull’andamento dei suoi affari. Controllata dalla Fondazione della famiglia Wilsdorf, fondatrice della marca, Rolex non è quotata in borsa e i suoi titoli non sono negoziabili. La marca con sede a Ginevra può quindi gestire la comunicazione a suo piacimento, al di fuori delle regole della trasparenza vigenti in borsa.

Accanto a Rolex, tre grandi gruppi dominano il mercato orologiero svizzero:

- Swatch GroupLink esterno, numero uno mondiale del settore orologiero, quotato alla Borsa svizzera, ma controllato per circa il 40% del capitale dalla famiglia Hayek.

- RichemontLink esterno, creato dal sudafricano Johann Rupert, quotato alla Borsa svizzera e a quella sudafricana.

- LVMHLink esterno, primo gruppo al mondo nel settore del lusso, diretto dal francese Bernard Arnault, e quotato alla Borsa di Parigi.

3) Il suo peso nell’economia svizzera è alquanto modesto

L’orologeria svizzera genera circa l’1,5% del prodotto interno lordo. Si tratta della terza industria d’esportazione del paese, dietro a quella chimico-farmaceutica e al settore delle macchine utensili. Le aziende orologiere sono presenti soprattutto nei cantoni di Neuchâtel, Berna, Ginevra, Soletta, Giura e Vaud, dove generano più del 90% del valore aggiunto del settore.

In queste regioni, l’orologeria è un importante datore di lavoro: nelle circa 500 aziende lavorano oltre 57'000 persone. Considerando anche gli impieghi indiretti legati al settore, si stima che gli impieghi che dipendono dall’orologeria in Svizzera siano quasi 100'000.

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I salari degli impiegati dell’industria orologiera fanno però meno sognare del prodotto che realizzano. Nel 2016, il salario mediano superava di poco i 5'000 franchi al mese, ovvero 1'000 in meno del salario mediano dell’insieme dei lavoratori del paese.

4) Ha conosciuto un passato glorioso, ma anche dei momenti bui

Il settore orologiero ha raggiunto il suo picco di produzione alla fine degli anni Sessanta, con quasi 90'000 impiegati in 1'500 aziende. All’inizio degli anni Settanta, gli orologi al quarzo asiatici hanno scombussolato il mercato e fatto sprofondare l’orologeria svizzera in una grave crisi. A metà anni Ottanta si contavano soltanto 30'000 persone attive in 500-600 aziende.

L’orologeria svizzera si è in seguito rilanciata con la produzione di modelli di massa, in particolare gli orologi Swatch. Una progressione confermata, a partire dagli anni 2000, grazie all’interesse esponenziale manifestato per i modelli di lusso, in particolare nei paesi emergenti. Nel 2014, l’orologeria ha così superato i 22 miliardi di franchi di esportazioni - una cifra raddoppiata in 15 anni - e sfiorato la soglia dei 60'000 impieghi. Da un paio d’anni, tuttavia, il settore sta attraversando una nuova fase di declino a causa in particolare delle difficoltà incontrate sui mercati asiatici.

5) È dipendente dai lavoratori stranieri

Negli anni Sessanta, l’industria orologiera svizzera dipendeva dalla manodopera straniera per far funzionare i suoi stabilimenti. All’epoca, i responsabili del settore assumevano principalmente donne italiane poco qualificate e malpagate per effettuare azioni ripetitive sulle catene di montaggio.

In questi ultimi anni sono stati soprattutto i lavoratori frontalieri francesi ad aver accompagnato lo sviluppo dell’orologeria nell’arco giurassiano, dove oggi occupano quasi un impiego su tre. È un po’ una storia che si ripete, visto che l’orologeria è stata introdotta in Svizzera a metà del XVI secolo da rifugiati ugonotti (protestanti) francesi.

6) L’Asia, e la Cina in particolare, rappresentano un vero e proprio eldorado

Dall’inizio degli anni 2000, il valore delle esportazioni di orologi svizzeri verso la Cina si è quasi centuplicato. Hong Kong e la Cina figurano oggi rispettivamente al primo e al terzo posto dei principali paesi importatori di orologi svizzeri. Aggiungendo il turismo degli acquisti, si stima che quasi un orologio su due nel mondo sia venduto a un cliente cinese.

Ciò non toglie che l’eldorado cinese ha perso parte del suo splendore. Nel 2015 e 2016, le esportazioni verso la Cina e Hong Kong hanno subito un netto calo. Tra le cause: il rallentamento della crescita economica e la campagna anti-corruzione senza pietà condotta dal governo cinese di Xi Jingping.

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Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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