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Processioni storiche di Mendrisio "La mia vita è cambiata", confida 'Gesù'

Mescolano sacro e profano, arte e tradizione popolare: parecchie peculiarità distinguono le secolari processioni storiche della settimana santa a Mendrisio da rappresentazioni analoghe. Ogni anno sono cariche di emozioni, che abbiamo percepito tra tutti i partecipanti, a cominciare da Gesù.

La sensazione di eccitazione che regna in questo borgo ci colpisce sin dal nostro arrivo nel primo pomeriggio del giovedì. La sera ha luogo la prima delle due processioni, la cosiddetta Funzione dei giudei, che rappresenta il percorso del Cristo verso il Calvario. Denominata Entierro, la processione del venerdì rappresenta invece la sepoltura di Gesù.

Candidate all’iscrizione nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, le processioni di MendrisioLink esterno oggi attirano un pubblico sempre più internazionale, affascinato dal suggestivo scenario. Per la popolazione locale sono però ben più di incantevoli spettacoli da ammirare: sono un immancabile appuntamento, al quale si prende parte attivamente.

“Chi è nato e cresciuto a Mendrisio vuole partecipare alle processioni. Si comincia già da bambini, facendo a gara per interpretare i ruoli considerati più importanti. Poi, quando si diventa adulti, le processioni da una sorta di gioco diventano qualcosa di più serio. Così si comincia ad interpretare altri personaggi, finché a un certo momento nasce spontaneo il desiderio di interpretare il ruolo di Gesù”, ci racconta lo stesso Gesù Cristo – al secolo Fabio Croci –, mentre in sagrestia si sta vestendo e truccando per intraprendere il percorso verso il Calvario.

“Preparandomi per il ruolo del Cristo ho riflettuto molto. Anche la mia vita è cambiata: sono diventato un po’ più sensibile. Spero di continuare così”, ci confessa, senza nascondere la propria emozione.

Storie ed emozioni simili ci vengono testimoniate dagli altri personaggi che si preparano all’evento. L’eccitazione aumenta: si controllano i particolari. Un’organizzatrice verifica che né le Tre Marie né la Veronica abbiano le unghie smaltate… “Dobbiamo essere come persone di duemila anni fa”, ci spiega il Cireneo. “Spero che non mi venga da ridere”, si preoccupa il ragazzo porta tazze, confidandoci di essere un po’ teso.

Arriva la chiamata: è veramente ora di incamminarsi. Improvvisamente non c’è più alcun brusio. Si apre la porta. I personaggi lasciano la sagrestia, prendono tranquillamente il loro posto e cominciano a sfilare. L’eccitazione lascia il posto all’incanto. Si perpetua così una tradizione che verosimilmente risale al Medioevo.

(Foto: Thomas Kern, swissinfo.ch; Testo: Sonia Fenazzi, swissinfo.ch; 17.04.2014)

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