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Punto di vista


«La tassa di successione minaccia la sostanza aziendale e l’innovazione»


Di Franz Jaeger


Di Franz Jaeger

La riforma dell’imposta sulle successioni mette in pericolo la base finanziaria delle aziende familiari e a medio termine porta a una riduzione dei posti di lavoro e a una deindustrializzazione. Per questo va respinta. È l’opinione del professore di economia emerito Franz Jaeger.

La base di calcolo dell’imposta federale sulle successioni è costituita tra l’altro dal valore corrente delle imprese e di altri beni patrimoniali. Il valore corrente medio delle aziende familiari supera in generale quello delle aziende quotate. Questo emerge chiaramente dalla nostra analisi dei valori reali.

Attraverso la proiezione a partire dai valori correnti medi forniti dall’Ufficio federale di statistica (UFS) si arriva al substrato e al carico fiscale aggregati. Se la franchigia fosse stabilita a 2 milioni di franchi, la quota di aziende familiari confrontate con l’imposta federale sulle successioni si situerebbe – a seconda del metodo di calcolo del valore corrente – tra l’81% e l’87%. Con una franchigia di 20 milioni l’imposta riguarderebbe ancora tra il 41% e il 50% di tutte le aziende familiari.

Minaccia ai capitali d’investimento delle aziende

Per le aziende familiari un pagamento dell’imposta sulle successioni attraverso i mezzi liquidi dell’azienda può essere fatto solo in piccola parte utilizzando il capitale circolante. Una quota minima di mezzi liquidi è necessaria per mantenere l’attività commerciale. Se i mezzi liquidi mancano, c’è il rischio di carenza di liquidità o addirittura di insolvenza.

Gran parte dell’imposta sulle successioni deve perciò essere pagata per via indiretta, vale a dire attraverso la liquidazione di capitali d’investimento – spesso vincolati. Le possibili conseguenze sull’economia reale di una simile misura sono gravi per il 78% delle aziende svizzere (quelle a conduzione familiare) e assumono contorni drammatici in particolare nel settore industriale e per le medie imprese. Queste ultimi dovrebbero liquidare quasi l’intero capitale d’investimento per pagare le imposte, ciò che equivarrebbe a una vendita dell’azienda.

In alternativa, in caso di passaggio ereditario le attività di produzione dovrebbero essere ridotte. Altre conseguenze sarebbero il calo di produttività del lavoro e del capitale, ciò che a sua volta influirebbe negativamente sulla concorrenzialità in generale e in particolare su quella delle aziende di famiglia attive nel settore industriale e dedite all’esportazione. Una diffusa pressione sugli investimenti, sull’innovazione e sui salari, la perdita di posti di lavoro e una deindustrializzazione strisciante sarebbero inevitabili.

Poiché nel testo dell’iniziativa non si dice nulla sulle possibili agevolazioni, ci limitiamo ad analizzare qui due varianti legislative a cui i promotori dell’iniziativa hanno accennato.

La variante 1 combina la franchigia standard fissata a 2 milioni di franchi e un aliquota di base del 20% da una parte con una franchigia di 8 milioni di franchi e una mezza aliquota del 10% dall’altra parte. Delle agevolazioni approfittano però solo le aziende – in media quattro su dieci di quelle interessate da un passaggio ereditario – che hanno regolato la successione all’interno della famiglia. La pressione fiscale annua che ne risulta varia tra i 5 e gli 8 miliardi di franchi, a seconda della base di calcolo del valore corrente.

Se il legislatore dopo l’approvazione dell’iniziativa dovesse scegliere la più moderata variante 2 con una franchigia di 20 milioni di franchi e un’aliquota del 5%, la pressione fiscale per le aziende di famiglia si ridurrebbe solo di poco, attestandosi tra i 4,6 e i 7,4 miliardi di franchi.

Posti di lavoro a rischio

La sortita di denaro e capitali causata dall’imposta federale sulle successioni causa in tutti i settori una riduzione dell’impiego. Nel caso della variante 1 descritta sopra, l’introduzione dell’imposta causerebbe una perdita di circa 11’000-12'000 posti di lavoro l’anno. Le agevolazioni più ampie della variante 2 (franchigia di 20 milioni e aliquota del 5%) avrebbero sorprendentemente solo un effetto marginale sulla perdita di impieghi. Bisogna tuttavia supporre che la domanda sul mercato del lavoro si ridurrebbe ancora di più di quanto da noi calcolato a causa di vari effetti collaterali cumulativi.

L’imposta federale sulle successioni erode la sostanza e la capacità di innovazione delle aziende, bloccando così la colonna portante della nostra economia, indebolisce la Svizzera in quanto luogo di lavoro e investimento e mette in gioco anno dopo anno migliaia di posti di lavoro, ciò che a lungo termine potrebbe avere effetti negativi anche sull’Assicurazione vecchiaia superstiti (AVS), a causa della diminuzione dei contributi.

La destinazione vincolata di due terzi dei proventi dell’imposta sulle successioni al finanziamento delle future rendite dell’AVS appare seducente, ha però un prezzo economico molto alto: nientemeno che una massiccia decapitalizzazione e deindustrializzazione della nostra economia nazionale nella misura dell’11%, in particolare nell’ambito delle aziende famigliari e delle PME.

In poche parole

In considerazione dell’attuale contesto economico, il momento per introdurre l’imposta sulle successioni appare particolarmente infelice. Nel contesto della riforma sulla fiscalità d’impresa III, che prevede l’abolizione dei privilegi per le holding, delle incognite relative all’applicazione dell’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», della regolamentazione crescente, del probabile deficit della Confederazione, del blocco dei trattati di libero scambio che dura ormai da anni e infine del rafforzamento del franco svizzero, l’imposta federale sulle successioni provoca una ulteriore insicurezza giuridica e altre incognite nella pianificazione aziendale. Indebolisce inoltre la piazza produttiva ed economica svizzera con un massiccio aumento delle imposte.

"Punto di vista"

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Traduzione di Andrea Tognina

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