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Rassegna stampa


Gli sbagli dell'UDC e la morte della concordanza




La strategia dei dirigenti dell'UDC si è rivelata un fallimento. (Keystone)

La strategia dei dirigenti dell'UDC si è rivelata un fallimento.

(Keystone)

Le elezioni di mercoledì sono state un disastro per l'Unione democratica di centro (UDC), incapace di ottenere un secondo seggio in governo, sottolinea unanime la stampa elvetica. Per diversi quotidiani, la rottura definitiva con la concordanza aritmetica non è una buona notizia per la Svizzera.

«La svolta senza l’UDC», titola Le Temps, sottolineando che il mantenimento dello status quo in governo - nel quale continuerà a sedere un solo democentrista - rappresenta in realtà «un cambiamento». «Il rifiuto di accordare un secondo seggio all’UDC - scrive il giornale romando - avrà conseguenze concrete, in particolare nel gioco delle alleanze in seno alla destra».

Questa agitazione politica rivela «un profondo malessere», osserva Le Matin, per il quale «nessuno concorda sulla definizione della concordanza e sui criteri di elezione di un consigliere federale».

C’è un’asimmetria dei rapporti di forza in seno al governo, scrive la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), secondo cui «due seggi spettavano fondamentalmente all’UDC». La concordanza aritmetica è morta, ribadiscono Le Matin e 24 Heures.

Cose mai viste

Anche per la Tribune de Genève i parlamentari «hanno rotto le regole elementari dell’equilibrio», validando una configurazione esotica in cui «il partito più grande e il minuscolo PBD [Partito borghese democratico] hanno lo stesso peso in governo».

Per il Tages Anzeiger, quando il partito con il maggior numero di elettori non dispone anche del maggior numero di consiglieri federali, «c’è qualcosa che non va».

Curiosa è inoltre l’elezione di Eveline Widmer-Schlumpf (PBD) alla presidenza della Confederazione, osserva Der Bund. L’anno prossimo - rileva il giornale di Berna - a rappresentare la Svizzera sarà l’esponente di un partito che raccoglie soltanto il 5% dei voti. «Una situazione che non si era mai vista nella storia della Svizzera moderna».

La Basler Zeitung, che parla di «governo non rappresentativo», si dice «costernata» per la leggerezza con cui «ci si è presi gioco della concordanza». Il partito più forte non è sufficientemente integrato nel governo e quindi ci attendono tempi difficili, prevede il foglio renano.

Sulla stessa linea il Corriere del Ticino, per il quale due seggi UDC in governo erano necessari soprattutto ai fini della stabilità politica. «La concordanza – commenta - non è una mera formula di rappresentanza dei partiti in governo, ma anche la capacità concreta di trovare compromessi costruttivi e soluzioni concertate».

Non è intelligente costruire dei rapporti di forza asimmetrici in seno al governo, stima la NZZ, per la quale la nuova configurazione è «rischiosa».

Colpa di Blocher

L’UDC è riuscita nell’impresa di farsi marginalizzare e schiaffeggiare, mentre nessuno contestava veramente la sua aspirazione di ottenere un secondo seggio in governo, annota Le Nouvelliste.

La sconfitta dell’UDC non sorprende, commenta Le Temps, rammentando le «innumerevoli stupidaggini commesse dalla direzione della più grande formazione politica». Una direzione incapace di presentare dei candidati incontestati in una contesa «già persa sin dall’inizio».

Per la Neue Luzerner Zeitung, la colpa della sconfitta dell’UDC è dello stratega Christoph Blocher. L’ex ministro, concorda anche il Blick, è diventato un «serio» problema per il partito.

La «politica del ricatto» dell’UDC, scrive La Regione Ticino, non fa più leva. «Se le intese che si sono formate in queste settimane avranno continuità nel tempo, il ‘blocherismo’ potrebbe essersi incamminato sulla via del tramonto».

Amarezza per la Svizzera italiana

Mentre i razzi dell’UDC si sono schiantati causando soltanto danni psicologici, il missile Berset è andato a segno, scrive la Liberté, sottolineando l’elezione del socialista friburghese al posto della dimissionaria Micheline Calmy-Rey.

Di fronte alle folli pressioni degli ultimi tempi, Alain Berset ha mostrato di accettare la sua elezione con una serenità e una maturità «impressionanti», rileva il quotidiano di Friburgo, tra i pochi a pubblicare l’immagine del nuovo ministro in prima pagina. «È equipaggiato, con la sua solidità e il suo senso politico, per assumersi le responsabilità più grandi».

Se Friburgo celebra il suo nuovo consigliere federale, il Ticino e la Svizzera italiana in generale rimangono invece ancora una volta a bocca asciutta, osserva il Corriere del Ticino. «Nel corpo a corpo fra l’UDC e il resto dell’Assemblea federale il tema della (non) rappresentanza svizzero-italiana in governo non è stato toccato, neppure di striscio. Quei dieci voti andati a Marina Carobbio-Guscetti, sono amarissimi».

Per un rappresentante della Svizzera italiana, constata il quotidiano di Lugano, il percorso per entrare in Consiglio federale «è un labirinto di ostacoli. La probabilità di accedervi è simile a quella di vincere all’Euromillions».

Elezione del governo

Doris Leuthard (PPD) 216 voti, altri 11. 

Eveline Widmer-Schlumpf (PBD) 131, Hansjörg Walter (UDC) 63, Jean-François Rime (UDC) 41.

Ueli Maurer, (UDC) 159, Hansjörg Walter (UDC) 41, Luc Recordon (PES) 13.

Didier Burkhalter, (PLR) 194, Jean-François Rime (UDC) 24.

Simonetta Sommaruga  (PS) 179, Jean-François Rime (UDC) 61.

Johann Schneider-Ammann (PLR) 159, Jean-François Rime (UDC) 64.

Alain Berset, primoturno: Alain Berset (PS) 114, Pierre-Yves Maillard (PS) 59, Jean-François Rime (UDC) 59, Marina Carobbio (PS) 10.

Secondo turno: Alain Berset (PS) 126, Pierre-Yves Maillard (PS) 63, Jean-François Rime (UDC) 54.

Elezione alla presidenza

Eveline Widmer-Schlumpf è stata eletta alla presidenza della Confederazione per il 2012 con 174 voti.

•Quale vicepresidente, il parlamento ha eletto invece Ueli Maurer con 122 voti.

Alain Berset

Nato nel 1972 a Friburgo, sposato e padre di tre figli, Alain Berset ha studiato scienze politiche ed economiche all’Università di Neuchâtel.

Dopo aver lavorato quale ricercatore scientifico e consigliere politico, è entrato nel 2003 nel Consiglio degli Stati, di cui è stato presidente nel 2009.

Il senatore friburghese è tra l'altro vice-presidente del gruppo socialista alle Camere federali.

swissinfo.ch



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