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Richiedenti l'asilo


Procedure veloci per alleviare le tensioni nell’asilo




La Svizzera testerà un nuovo sistema per rendere le procedure d’asilo più rapide (Keystone)

La Svizzera testerà un nuovo sistema per rendere le procedure d’asilo più rapide

(Keystone)

Per far fronte al numero crescente di domande d’asilo, la Svizzera vuole accelerare l’iter, riducendolo in media a meno di cinque mesi. Swissinfo.ch è andata a scrutare la situazione in altri paesi europei che applicano procedure rapide.

In Europa, i Paesi Bassi sono uno degli Stati che ha preso le misure più radicali per abbreviare al massimo la procedura d’asilo.

Fino a luglio 2010, i richiedenti avevano appena 48 ore di tempo per sottoporre il loro caso e ricevere una risposta. Questa procedura accelerata è stata sostituita da una valutazione che oggi dura otto giorni.

Un arco di tempo estremamente corto se paragonato con quello di altri paesi. Gli olandesi non ritengono però che l’iter sia troppo veloce.

Nel 2011, il Consiglio olandese per i rifugiati ha valutato il sistema intervistando richiedenti l’asilo, avvocati e persone direttamente coinvolte nella procedura.

Nel rapporto finale, Lenny Reesink, del Consiglio olandese per i rifugiati, giunge a una conclusione tutto sommato positiva: «Dopo otto giorni, i richiedenti l’asilo conoscono l’esito della procedura. In altre parole sanno se la loro domanda è stata accolta o respinta».

L’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) si è recata nel 2011 nei Paesi Bassi per esaminare come i cambiamenti erano stati messi in atto.

«Uno degli aspetti del sistema olandese che più ci ha impressionati, è il fatto di fornire un’assistenza legale indipendente a tutti i richiedenti l’asilo durante tutto l’arco della procedura», osserva Beat Meiner, segretario generale dell’OSAR.

«È fondamentale per garantire una procedura equa, poiché l’operato degli avvocati ha una grande influenza. Questo è un aspetto che cambierà anche con il nuovo progetto pilota svizzero. Il fatto che sia il governo a pagare per un aiuto legale – e non le chiese o le organizzazioni non governative – fa una grande differenza».

Tempo per prepararsi

Una delle critiche mosse dal Consiglio olandese per i rifugiati è che il colloquio coi richiedenti avviene troppo presto, generalmente dopo tre giorni dopo la presentazione della domanda d’asilo.

«Vi è il rischio che non vi sia tempo sufficiente per preparare i dossier di quei richiedenti l’asilo con casi complessi. Ciò può comportare il rigetto della domanda», sottolinea Reesink.

L’esperienza olandese è guardata con interesse anche a livello internazionale.

«Per il momento è ancora troppo presto per dire se questa procedura di otto giorni funziona o meno», rileva Kris Pollet, del Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE).

«Queste procedure estremamente accelerate comportano alcuni rischi: le autorità hanno meno tempo per valutare i singoli casi e per consultare informazioni provenienti dal paese d’origine del richiedente».

Pur ritenendo positivo che nel quadro del progetto pilota di Zurigo i richiedenti l’asilo possano fruire dell’assistenza di avvocati d’ufficio, l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati ritiene che per i casi più difficili sia necessario avere più tempo a disposizione.

«Un avvocato può inoltrare ricorso contro la decisione entro 10 giorni. Se però i documenti necessari sono difficili da trovare, ciò non basta», osserva Meiner.

Più risorse nella fase iniziale

Anche se i paesi dell’UE stanno cercando di sviluppare una politica d’asilo comune, le prassi rimangono molto diverse da uno Stato all’altro.

Uno degli approcci sperimentati in diversi paesi è il cosiddetto ‘frontloading’, ovvero investire le risorse soprattutto nelle fasi iniziali della procedura di asilo.

La Svezia è uno di questi. Uno dei cambiamenti principali è costituito dal fatto che l’intervista ai richiedenti l’asilo viene effettuata nelle prime fasi della procedura.

«Pensiamo sia sensato investire tempo e risorse a sufficienza per avere un’autorità di prima istanza specializzata, in modo da essere sicuri che la prima decisione sia quella buona», spiega Marcus Toremar, manager presso l’ufficio della migrazione svedese.

Il tempo per prendere una decisione di prima istanza è così passato da una dozzina di mesi a circa due. «I tempi sono stati notevolmente accorciati», riassume Toremar.

Nel 2012, in Svezia sono state depositate 43'945 domande d’asilo, il 48% in più rispetto all’anno precedente. L’incremento è legato soprattutto alla guerra in Siria.

Tra 1'300 e 1'400 dossier all’anno

Al centro federale di Zurigo, che ha iniziato le sue attività lunedì, dovrebbero essere trattati tra 1'300 e 1'400 dossier all’anno.

Scelti a caso negli altri centri di accoglienza, i richiedenti che partecipano al progetto pilota hanno iniziato col fornire le loro impronte digitali, ha indicato lunedì l’Ufficio federale della migrazione (UFM). Le impronte sono poi state comparate con le informazioni delle banche dati esistenti.

L’identificazione fa parte della fase preparatoria della procedura, così come la prima audizione e gli esami medici.

L’UFM prevede che dopo questa prima tappa, due domande su dieci potranno essere trattate in maniera accelerata. Il 40% dei casi dovrebbero invece essere dossier di competenza di un altro Stato europeo, in virtù degli accordi di Dublino. Per il 40% restante si tratterà invece di dossier complessi, che dovranno essere esaminati in maniera più approfondita presso la sede dell’UFM a Berna.

La fase test durerà fino al 28 settembre 2005.

Progetto pilota a Zurigo

L’asilo e i centri di accoglienza per i richiedenti sono da anni oggetto di controversia anche in Svizzera. Molte località si sono opposte alla creazione di simili infrastrutture sul loro territorio, adducendo motivi legati alla sicurezza.

In giugno, i cittadini recatisi alle urne hanno accettato un inasprimento della legge sull’asilo già avallato dal parlamento.

Dal sei gennaio di quest’anno, la Svizzera testerà una procedura d’asilo accelerata nel nuovo centro federale di Zurigo, che può accogliere 300 richiedenti. L’obiettivo è di esaminare ogni caso in meno di cinque mesi.

Al progetto lavoreranno 30 collaboratori dell’Ufficio federale delle migrazioni.

«Penso che l’ideale sia di poter prendere una decisione entro sei mesi», sottolinea Kris Pollet.

«Vi devono naturalmente essere delle garanzie procedurali. Penso ad esempio alla qualità della traduzione, all’assistenza legale… Se tutto ciò può essere garantito, non vi è nulla di male a voler ridurre il lasso di tempo entro cui prendere una decisione».

«Vista il clima attuale, con un’opinione pubblica non particolarmente favorevole ai richiedenti l’asilo e dei partiti politici che sfruttano la situazione ai loro fini, se la Svizzera riuscirà a realizzare un sistema che funziona, penso che sarà un miglioramento formidabile», osserva dal canto suo Beat Meiner. «Delle procedure rapide ed eque – conclude – sono la soluzione migliore per tutti».


(traduzione dall'inglese), swissinfo.ch



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