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Riforme in Vaticano


«Si potrebbe rinunciare all'aspetto militare della Guardia svizzera »




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Il colonnello Daniel Anrig lascerà le sue funzioni di comandante della Guardia svizzera alla fine di gennaio. (Keystone)

Il colonnello Daniel Anrig lascerà le sue funzioni di comandante della Guardia svizzera alla fine di gennaio.

(Keystone)

La partenza alla fine di gennaio del comandante della Guardia pontificia Daniel Anrig è stata interpretata da alcuni come una sanzione di papa Francesco contro un uomo ritenuto troppo autoritario. Per Monsignor Alain de Raemy, ex cappellano della Guardia, le critiche sono esagerate e la decisione s'inserisce nel contesto delle riforme volute dal massimo pontefice. 

Di fronte ai numerosi commenti nella stampa a proposito del siluramento del comandante Anrig, lo stesso papa ha preso le difese del 42enne sangallese in un'intervista pubblicata dal quotidiano argentino La Nacion. Francesco ha assicurato che il comandante non ha commesso « nessun peccato e nessun errore », parlando di un « cambiamento normale » ai vertici della Guardia svizzera. swissinfo.ch ne ha discusso con Monsignor Alain de Raemy, nominato di recente vescovo ausiliare della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo dopo essere stato cappellano della Guardia svizzera pontificia dal 2006 alla fine del 2013. 

swissinfo.ch : I pareri sul colonnello Anrig sono molto contrastanti. Lei l'ha conosciuto per diversi anni. Che idea se n'è fatto ? 

Mons de Raemy : È sicuramente un uomo esigente, cosciente del suo ruolo di comandante di una truppa militare. Esigente, ma allo stesso tempo molto comprensivo. Possiede entrambi gli aspetti, perché lui stesso è stato una giovane guardia per due anni e conosce la situazione nella quale si trovano questi uomini. Ad esempio, ha reso più elastiche le ore di libera uscita e i diritti di congedo. Ha anche accentuato la formazione, per far sì che il servizio di sicurezza sia credibile. 

C'è dunque ambivalenza ; non posso concentrarmi esclusivamente sull'aspetto del comandante esigente e duro. Non è stato troppo duro. Certamente alcuni hanno pensato che lo fosse perché magari non li ha promossi o non ha soddisfatto un loro desiderio, ma è una cosa normale in un contesto disciplinare.

swissinfo.ch: Questa partenza non è quindi una disapprovazione... 

Mons. De Raemy : Infatti. La comunicazione è stata molto scadente, il che ha lasciato supporre molte cose, ma si tratta di una partenza normale che s'inserisce nel contesto delle riforme desiderate dal papa. Non sappiamo ancora esattamente quali riforme saranno, ma il papa vuole avere la possibilità di cambiare alcune cose, senza sopprimerle. 

swissinfo.ch: La polemica che concerne il comandante potrebbe inserirsi nel contesto della rivalità tra la Guardia svizzera e la Gendarmeria del Vaticano ? 

Mons de Raemy: Anche il papa è critico nei confronti di alcune manifestazioni di sicurezza che non gli piacciono tanto e che considera esagerate, siano esse della Gendarmeria vaticana o della Guardia svizzera. Nella sua volontà di cambiamento non fa differenza tra l'uno e l'altro corpo. 

Detto ciò, ultimamente la concorrenza tra i due è stata meno rilevante, perché il comandante Anrig era un ufficiale di polizia prima di prendere le redini della Guardia [comandante della polizia di Glarona, ndr], mentre i suoi predecessori non erano del settore. Era dunque rispettato dai suoi colleghi della Gendarmeria vaticana e aveva anche buoni contatti con la polizia italiana. 

swissinfo.ch : La Guardia svizzera ha ancora una vera utilità o si tratta ormai solo di folklore? 

Mons de Raemy : Il folklore, cioé il servizio d'onore al papa durante le occasioni in pubblico, è l'aspetto più visibile, ma il meno importante della Guardia svizzera. Dunque, se il papa volesse una riforma, con meno visibilità di questo tipo, non sarebbe imbarazzante per la Guardia, perché la sua prima missione rimane la sicurezza, compito degli ufficiali e dei sottufficiali in civile. 

L'aspetto militare è un'eredità della Storia. Vi si potrebbe rinunciare, anche se sarebbe un grande sconvolgimento. 

swissinfo.ch : Allora si potrebbe rinunciare completamente alla Guardia svizzera... 

Mons de Raemy : Si e no. Si potrebbe rinunciare all'aspetto militare, perché non si tratta di un esercito nel senso classico del termine. Il Vaticano non ha bisogno di un esercito per difendere il suo territorio. 

In compenso, molti in Vaticano amano l'equilibrio che esiste tra una polizia composta da italiani e una Guardia composta da svizzeri. Questo elemento internazionale è molto apprezzato e non penso che vi si rinuncerà. 

swissinfo.ch : Non è la prima volta che ci sono turbolenze che coinvolgono il capo della Guardia. Il comandante Estermann fu ucciso nel 1998 da un sottufficiale. Ciò non finisce per minare la reputazione e la credibilità della Guardia ? 

Mons de Raemy : Non credo, per coloro che la conoscono da vicino e non solo attraverso la stampa. Ma è certo che questo lascia dei punti interrogativi. Ci chiediamo quale sarà la riforma che vuole il papa, dato che ha voluto questo cambiamento senza aver nulla da ridire sulla persona del comandante. È una piccola incertezza, ma al comtempo è appassionante. 

Papa Francesco, per come l'ho conosciuto, apprezza molto non solo il fatto che siano persone non italiane ad occuparsi della sua sicurezza, ma anche il fatto che siano dei giovani. E che dei giovani possano vivere un'esperienza di fede insieme, nel cameratismo, al servizio del successore di Pietro. 


Traduzione dal francese di Francesca Motta, swissinfo.ch

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