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Ritratto La pensione ticinese della nipote di Charles Ferdinand Ramuz

Elsa Hofer Ferrari ammira un quadro nel suo appartamento

Elsa Hofer Ferrari è figlia di Charles Ramuz, fratello del celebre scrittore Charles-Ferdinand.

(© Didier Ruef)

Elsa Hofer Ferrari, nata Ramuz, è ben nota a Sala Capriasca, piccola località nei pressi di Lugano. Ogni giorno, l’arzilla 86enne dà da mangiare a una decina di gatti randagi. Vedova e senza figli, l’anziana signora vive da sola in una grande casa avvolta nei ricordi di un’esistenza appassionante. Incontro.

«Elsa è il mio nome di battesimo, ma non mi è mai piaciuto e mi sono sempre fatta chiamare Elsy», spiega l’ottantaseienne accogliendoci a casa sua in una radiosa giornata di metà novembre. Sebbene gli anni le abbiano segnato il volto con rughe sottili, il suo sguardo chiaro rispecchia bene l'antica bellezza.

A Sala CapriascaLink esterno tutti la conoscono e le danno del tu. Ma nel piccolo villaggio ticinese, il cui centro storico è iscritto nell’Inventario federale dei siti da proteggere e dove, nel 1892, è nata la famosa poetessa argentina Alfonsina Storni, nessuno sa che Elsy è la nipote del grande scrittore vodese Charles Ferdinand RamuzLink esterno (1878-1947). «Per la gente del posto sono semplicemente la “gattara”, la signora dei gatti», rileva.

Suo padre Charles Ramuz era il fratello minore di Charles-Ferdinand, racconta Elsy. «Il loro papà aveva un negozio di alimentari e di vini a Losanna, ma la famiglia non è mai stata veramente unita. Mio padre era ancora molto giovane quando se n’è andato di casa per trasferirsi in Germania. Era il periodo tra le due guerre mondiali. Di ritorno in Svizzera si è stabilito a Basilea, dove ha conosciuto mia madre e si è sposato. Mio fratello ed io siamo nati lì e ho vissuto a Basilea fino al mio arrivo in Ticino oltre 40 anni fa».

«Ramuz ci dava dei “mangia crauti”»

Quale ricordo serba Elsy dell’autore di “Derborence”? La donna s’imbroncia: «Con lui abbiamo avuto soltanto contatti sporadici, ma ho il ricordo di un uomo alquanto austero e che personalmente non trovavo molto simpatico», spiega. «Avevo 16 anni quando è morto. Alcuni anni prima del decesso sono andata a trovarlo a Losanna assieme a mio padre e a mio fratello. Era durante la Seconda guerra mondiale e avevo 10 o 11 anni. Non dimenticherò mai che ci aveva dato dei “mangia crauti”! A mio padre rimproverava l’accento. A dire la verità, non ci ha mai accettati. I due fratelli avevano un rapporto pessimo a causa di oscure dispute familiari di cui non conosco bene la ragione».

Malgrado le dispute, e nonostante il fatto che Elsy non abbia più avuto contatti con i discendenti dello scrittore, lo stemma della famiglia Ramuz è appeso a una parete di casa sua. Un’abitazione arredata con mensole e comò antichi sui quali troneggiano fotografie e statuette. La “signora dei gatti” vive da sola con Binggeli, il suo gatto nero che non accetta altri felini, spiega. «Ho acquistato questa casa nel 1990 dopo il mio secondo matrimonio».

«Il mio secondo marito, un ticinese della regione, è morto dieci anni fa. Quando era in vita abbiamo trascorso anni veramente belli. Andavamo a cavallo, organizzavamo feste ed eravamo sempre circondati da amici. Mi chiamavano la regina della paella, la mia specialità», racconta sfogliando un album di fotografie. La sua grande passione era l’equitazione. Elsy ha vinto numerosi premi con il salto ostacoli e il galoppo. «Ho anche fatto dei rally al volante di una Porsche», aggiunge.

Dal balcone della casa circondata da un terreno verdeggiante di 5'500 m2 si apre una vista sulla valle del Vedeggio. Nel giardino, la piscina sembra aver visto giorni migliori. «Non viene più nessuno a fare il bagno», afferma Elsy. «Quest’anno l’ho svuotata a metà luglio e probabilmente non la riempirò mai più».

Viaggiatrice instancabile

Il fatto è che la “gattara” di Sala Capriasca non ha mai avuto figli. «Mi sono sposata la prima volta nel 1960, all’età di 29 anni, con Paul Hofer, anche lui di Basilea e giocatore della nazionale di hockey su ghiaccio», ricorda Elsy.

«Abbiamo viaggiato molto, ma l’impossibilità di avere dei figli si è ripercossa sul nostro rapporto e alla fine abbiamo divorziato. All’epoca lavoravo nel settore delle pietre preziose a Basilea. Sono stata contattata da una famosa gioielleria di Lugano che aveva anche una sede a Interlaken. Più tardi ho scelto di stabilirmi definitivamente in Ticino, dove Paul ed io avevamo una casa di vacanza. Ho lavorato per quella società per 47 anni». Elsy è rimasta in buoni rapporti con il primo marito, deceduto nel 2016.

Prima di conoscere Armando, il secondo marito, Elsy ha viaggiato molto. «Ho visitato gli Stati Uniti, la Thailandia, il Marocco e praticamente tutta l’Europa. Adoravo partire all’avventura da sola. Mi mettevo al volante e divoravo i chilometri, senza mai avere la benché minima paura». Con Armando, Elsy scopre il Ticino, le sue montagne, le sue valli, i suoi laghi. A piedi e a volte anche a cavallo. «Ci divertivamo!».

L’amore per la natura e gli animali

Da Charles-Ferdinand Ramuz, lo zio paterno che ha conosciuto poco e male, Elsy ha ereditato l’amore per la natura: «Il mio terreno confina con la foresta e non è raro che delle volpi vengano fino alla mia porta in cerca di cibo. Vedo anche dei caprioli e a volte persino dei cinghiali che lasciano dei segni scavando grossi buchi nel terreno».

Da qualche anno, Elsy fa la “ronda” dei gatti. Ogni giorno, in ogni stagione e con qualsiasi tempo. «Distribuisco il cibo in otto posti diversi», racconta. «Alcuni gatti sono nati qui, altri ci sono rimasti dopo essersi smarriti. La Società di protezione degli animali li ha sterilizzati, ma ha preferito lasciarli vivere nel loro habitat». Elsy ha dato un nome a ciascuno di loro: “Zoppina” per una gattina bianca che ha perso una zampa in una trappola, “Mammina” per la mamma di “Zoppina”, “Blackie” per un gatto nero o ancora “Panda” per un maschio i cui colori e il muso fanno pensare a quell’animale.

Elsa Hofer Ferrari ha fatto di questo piccolo mondo il suo universo: «Se non avessi i miei “mici” non avrei più ragione di vivere», dice accompagnandoci alla porta, felice di questo pomeriggio che le ha permesso di reimmergersi in un’esistenza vissuta con intensità.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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