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Ambiente ed economia


I benefici della riduzione delle emissioni vanno oltre il clima




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Mentre in Svizzera la temperatura media aumenta più che altrove, a Marrackech si discute della messa in atto dell'accordo di Parigi nel quadro della 22° conferenza internazionale sul clima.  (Keystone)

Mentre in Svizzera la temperatura media aumenta più che altrove, a Marrackech si discute della messa in atto dell'accordo di Parigi nel quadro della 22° conferenza internazionale sul clima. 

(Keystone)

La Svizzera è tra i paesi più colpiti dal riscaldamento globale. Un nuovo rapporto dell’Accademia svizzera di scienze naturali evidenzia che le misure di adattamento al cambiamento climatico comportano anche opportunità economiche e sociali.

Il messaggio principale del rapporto è duplice: innanzitutto, gli effetti del cambiamento climatico si fanno particolarmente sentire negli ecosistemi alpini, dove l’aumento della temperatura è quasi il doppio della media mondiale.

In secondo luogo, l’azione immediata e coordinata necessaria a livello politico, industriale e della società non è forzatamente una fastidiosa incombenza. I passi per contenere il riscaldamento e per adattarsi al cambiamento climatico possono comportare anche numerosi benefici economici e sociali, sottolineano gli autori del rapporto.

Pubblicato da ProClim, il forum sui cambiamenti climatici dell’Accademia svizzera di scienze naturali, in collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente e l’Organo consultivo sui cambiamenti climatici (OcCC), il rapporto di 200 pagine intitolato “Primo piano sul clima svizzero - Punto della situazione e prospettive” è stato presentato il 7 novembre, giorno di apertura della conferenza internazionale sul clima di Marrakech (COP22).

«Questo rapporto stabilisce nuovi criteri. Tutte le persone inquiete per il futuro della Svizzera devono tenerne conto», ha affermato il climatologo Thomas Stocker, copresidente del Gruppo di lavoro I dell’IPCC, il Gruppo di esperti sul clima delle Nazioni Unite.

Il rapporto si basa sulle informazioni del Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC pubblicato nel 2014 e su dati scientifici specifici della Svizzera. Vi hanno lavorato 75 ricercatori elvetici e 40 consulenti per tre anni.

Quasi 2ºC in più

Nel 2015, la Svizzera ha registrato la sua temperatura media annuale più alta dal 1864. Rispetto all’epoca preindustriale, la temperatura nell’arco alpino è aumentata di 1,8ºC.

Secondo gli autori del rapporto, questo riscaldamento comporterà un’intensificazione degli eventi meteorologici estremi, quali ondate di calore, alluvioni e siccità. Si assisterà inoltre a una lenta e irreversibile trasformazione del paesaggio e degli ecosistemi: scioglimento dei ghiacciai, infestazioni di parassiti più frequenti, alterazioni della biodiversità e della qualità dell’acqua. Lo scioglimento del permafrost causerà da parte sua una maggiore caduta di massi e frane.

Questi cambiamenti toccheranno tutti i settori della società e dell’economia svizzera, dal turismo alla sanità, avvertono i ricercatori. In quest’ottica, sottolineano, l’obiettivo della Svizzera di dimezzare le emissioni entro il 2030 è soltanto «un primo passo», al quale deve seguire un «secondo essenziale passo» verso l’obiettivo di fondo di zero emissioni entro il 2100.

Uscire dagli atenei per cercare soluzioni

Oltre ai previsti effetti sull’economia e sull’ambiente all’interno delle proprie frontiere, la Svizzera subirà anche gli impatti del cambiamento climatico all’estero, ad esempio per ciò che concerne il commercio o la migrazione, osservano gli autori.

Per questo motivo, è necessario rafforzare la politica climatica globale indipendentemente dagli sforzi per azzerare le emissioni in casa propria. Dal canto loro, i responsabili locali sono chiamati a coordinare programmi regionali e a stabilire i costi dell’adattamento e della mitigazione del cambiamento climatico in vari settori, così da fissare priorità precise.

«Vorrei che questo rapporto favorisse iniziative da parte del mondo scientifico, economico e politico». I ricercatori, ad esempio, devono collaborare con i politici e la popolazione. È ora che i ricercatori escano dalle università e dai laboratori per mettersi a disposizione in quanto facilitatori nella ricerca di soluzioni. La mia speranza è che questo rapporto sia il primo passo in questa direzione», indica a swissinfo.ch Heinz Gutscher, direttore di ProClim.

Investire nel turismo estivo

L’economia, l’industria e l’innovazione sono tra le principali fonti di gas a effetto serra. Questi settori hanno però la possibilità di contribuire al raggiungimento di una soluzione in favore del clima sviluppando e commercializzando nuove tecnologie a basse emissioni, annotano gli autori del rapporto, che invitano le aziende elvetiche a includere il cambiamento climatico nelle loro strategie a lungo termine.

«L’industria non è ansiosa di rinunciare alle tecnologie che generano molte emissioni poiché ogni investimento nel futuro costerà parecchi soldi», afferma Heinz Gutscher. «Questo rapporto apre però numerose strade per guardare verso il futuro climatico in Svizzera. Penso in particolare al turismo, dove si investe molto nelle attività invernali. Dal rapporto emerge tuttavia che il futuro è invece nel turismo estivo».

Entro la fine del secolo, il limite delle nevicate si innalzerà in effetti di diverse centinaia di metri e la stagione invernale si ridurrà dalle quattro alle otto settimane rispetto a oggi. In un’intervista al domenicale NZZ am Sonntag, il climatologo del Politecnico federale di Zurigo Reto Knutti afferma di aspettarsi tempi duri per molte stazioni sciistiche, a iniziare da quelle nell'Oberland bernese.

Volare meno e fermarsi di più

Gli autori sottolineano pure l’importanza della partecipazione cittadina negli sforzi di adattamento al cambiamento, formulando delle raccomandazioni che riguardano le abitazioni, i trasporti, l’alimentazione e l’efficienza energetica. Vivere in maniera più sostenibile, sottolineano, non significa necessariamente fare dei sacrifici. Al contrario, può essere un modo per migliorare ulteriormente la qualità di vita.

«La Svizzera è un paese molto ricco e la gente ricca è responsabile di una quantità maggiore di emissioni di CO2 rispetto a chi se la passa meno bene», spiega Heinz Gutscher. «Una soluzione potrebbe essere un movimento sociale per sensibilizzare le persone alla loro qualità di vita. Penso ad esempio al fatto di prendere meno frequentemente l’aereo durante le vacanze, per rimanere invece più a lungo in un determinato luogo».

L’accento non va però posto esclusivamente sui comportamenti individuali. Le politiche energetiche e gli incentivi vanno sviluppati in modo da incrementare la libertà di scelta, l’efficienza e l’accesso alle informazioni, auspicano gli autori.

Avete mai fatto delle scelte in favore del clima che hanno anche migliorato la vostra qualità di vita? Condividete le vostre esperienze inviandoci un commento.

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Traduzione e adattamento dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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