Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

L'ormai ex capo dell'intelligence tedesca Hans-Georg Maassen.

KEYSTONE/EPA/CLEMENS BILAN

(sda-ats)

È caduto in piedi ma alla fine è caduto il capo dei servizi di sicurezza tedeschi, Hans-Georg Maassen, accusato di simpatie verso l'ultradestra. Dovrà lasciare il suo incarico per essere 'promosso' a segretario di Stato al ministero degli Interni.

Si tratta del dicastero guidato da Horst Seehofer, suo principale sostenitore. Una vittoria di Angela Merkel, che voleva la sua testa, conseguita senza però far perdere la faccia al suo riottoso ministro: schiacciare i nemici, del resto, non è nello stile della cancelliera.

Il gioco di squadra con l'Spd ha avuto un ruolo fondamentale per Merkel: era stata Andrea Nahles, la leader dei socialdemocratici, a presentarsi per prima davanti ai microfoni dopo le dichiarazioni a Bild del capo della sicurezza in cui sosteneva che la caccia allo straniero nei cupi giorni di Chemnitz era stata tutta un'invenzione della stampa e che i video, presumibilmente, non erano autentici.

Ma l'intervista a Bild è stata solo l'ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno. Dalla sua elezione ai vertici della sicurezza interna tedesca nel 2012, Maassen ha collezionato una serie di critiche pesanti. Le più recenti riguardano i suoi rapporti con la formazione populista di Alternative fuer Deutschland. Sull'emittente pubblica ARD è andata in onda una ricostruzione della trasmissione Kontraste secondo la quale Maassen avrebbe reso noto informazioni riservate al gruppo parlamentare dell'Afd molto prima che fossero disponibili per la pubblicazione.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS