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Una guerra in Siria di cui non si vede la fine, anzi...

KEYSTONE/AP/ARIEL SCHALIT

(sda-ats)

Si infiamma lo scontro verbale tra Stati Uniti e Russia sulla Siria: dopo l'annuncio di Washington della sospensione dei contatti bilaterali, Mosca ha confermato di aver schierato sistemi missilistici S-300 sulla costa siriana.

Intanto proseguono i raid aerei russi e governativi sui quartieri orientali di Aleppo, controllati dagli insorti che però sono accerchiati da una sempre più stretta morsa dei soldati del presidente Assad.

A proposito del sistema antimissili, Mosca ha confermato stasera le anticipazioni Usa di stamattina che parlavano dell'arrivo nel porto siriano di Tartus di componenti per il sistema antimissili S-300. Analisti locali e internazionali escludono comunque il rischio di una escalation militare. E ricordano che l'attuale amministrazione americana ha dato ampiamente prova di non considerare la partita siriana prioritaria come quella irachena o ucraina.

Dopo settimane di tensioni e minacce di interruzione dei contatti da parte del segretario di Stato Usa John Kerry, ieri sera era arrivato l'annuncio ufficiale del Dipartimento di Stato, che aveva fatto seguito a quello di Mosca sullo stop dei contatti militari fra i due Paesi. Per Kerry la rottura è inevitabile ma si continua a lavorare per la "pace".

"Con gli Stati Uniti non stiamo vivendo una nuova guerra fredda", ha poi assicurato l'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin. "Guerra fredda significa scontrarsi su qualsiasi argomento, non è questo il caso, ma ci sono differenze, interessi divergenti", ha precisato.

Kerry è comunque tornato ad accusare Mosca di "legare i suoi interessi e la sua reputazione al regime (siriano del presidente Bashar) Assad". "E' una scelta irresponsabile e profondamente mal consigliata", ha detto Kerry. Per il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, "quella americana è una decisione inevitabile. Non c'è da rallegrarsi, ma gli Usa hanno preso atto di una situazione degenerata".

Mosca ha respinto le accuse, rilanciandole nel campo opposto. Il ministero degli esteri russo ha detto di aver l'impressione che "Washington sia pronta a fare un 'patto col diavolo' (cioè con gli insorti anti-Assad) per assicurarsi l'agognato cambio di potere a Damasco".

Sul terreno però Aleppo est non sembra esser soccorsa da nessun aiuto regionale e internazionale. I circa 25mila miliziani delle opposizioni asserragliati nei quartieri orientali sono sotto attacco da nord e da est. E i raid aerei russi e governativi continuano senza sosta su postazioni civili. In questa parte della città assediata secondo l'Onu rimangono circa 275mila civili.

A nord di Aleppo si consuma intanto un'altra guerra, quella della Turchia per stabilire una "zona di sicurezza" a ridosso del confine per frenare l'avanzata curda. Ma in quel territorio c'è ancora l'Isis che nelle ultime 24 ore ha ucciso decine di miliziani siriani arabi assoldati da Ankara, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Sempre l'Ondus ha aggiornato oggi il bilancio di un attentato suicida rivendicato dall'Isis nella regione nord-orientale di Hasake, a maggioranza curda: 31 morti, tra cui bambini e donne, nell'attentato suicida a un matrimonio a cui partecipava un noto leader militare curdo.

sda-ats

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