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Violenza


"I videogiochi sparatutto alimentano la fantasia di folli omicidi"


Di Christa Gall, SRF


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Gli autori di stragi folli in genere hanno una caratteristica comune: sono giovani e di sesso maschile. Tutti gli autori dei recenti attacchi in Germania – Winnenden, Erfurt e Monaco di Baviera – erano inoltre appassionati del videogioco sparatutto "Counter-Strike". C'è un nesso? Ecco cosa dice il medico forense e psichiatra Josef Sachs sui rapporti tra gioco e realtà.

I videogiochi sparatutto da soli non bastano: devono essere riuniti molti fattori, perché si scateni la follia omicida.  (Keystone)

I videogiochi sparatutto da soli non bastano: devono essere riuniti molti fattori, perché si scateni la follia omicida. 

(Keystone)

SRF: Tutti i tre omicidi folli di Winnenden, Erfurt e Monaco di Baviera hanno giocato intensamente con questo genere di killergames. Videogiochi di questo tipo sono la causa di tali atti?

Josef Sachs: I videogiochi killer da soli non sono mai la causa. Devono essere riuniti molti fattori, perché si scateni la follia omicida. Gli autori nella maggior parte dei casi sono cresciuti in un ambiente in cui la violenza è accettata o addirittura esaltata. Spesso l'atto è preceduto da mesi o addirittura anni di deriva. Questi giovani erano sempre più frustrati, hanno accumulato odio verso gli altri e il mondo in generale. Spesso sono stati respinti anche dall'ambiente sociale. Queste circostanze portano spesso ai giochi sparatutto in prima persona, ma non sempre.

Erfurt, Winnenden, München

Nel 2002, un 19enne ha ucciso 16 persone al liceo Gutenberg di Erfurt.

Nel 2009, un 17enne ha ammazzato 15 persone nella scuola media Albertville a Winnenden

Il 27 luglio 2016, un 18enne ha ucciso 9 persone in un fast-food e in un centro commerciale a Monaco di Baviera.

SRF: Gli autori di simili atti non hanno già esercitato violenza?

J. S.: Può sorprendere, ma molti killer prima del delitto non erano violenti in senso stretto. Piuttosto urtano verbalmente, nel senso che accettano la violenza e la banalizzano.

SRF: Che influsso hanno i videogiochi killer su ragazzi con un simile background?

J. S.: Gli autori di atti violenti che ho in cura mi raccontano in continuazione che i giochi sparatutto in prima persona hanno alimentato la loro fantasia. Nella loro testa immaginano già prima e ripetutamente le loro azioni violente. Inizialmente lo fanno per lo più in modo giocoso, senza alcuna intenzione di effettuare realmente un atto. A un certo punto si verifica un passaggio quasi impercettibile dalla fantasia giocosa a una pianificazione quasi da commando militare di un atto di violenza.

SRF: I giochi killer mettono in moto nelle loro menti una spirale di violenza?

J. S.: In giovani che hanno una predisposizione del genere, i giochi funzionano come una sorta di programma di apprendimento. Imparano come si possono esercitare violenza e applicare strategie. Inoltre, i giochi rendono i giovani insensibili fino a una certa misura di violenza. Il terrore scompare e quindi la soglia che separa dall'uso della forza si assottiglia.

SRF: Solo i killergames hanno tale effetto o ciò vale per tutti i media con scene di violenza, quali film e libri?

J. S.: Giochi sparatutto in prima persona come il "Counter-Strike" o simili incitano particolarmente alla violenza, perché sono i giocatori stessi che sono in azione. Se si agisce, si impara e si interiorizzano più intensamente tali atti che se ci si limita a guardare, ascoltare o leggere.

SRF: È per puro caso che tutti i tre omicidi folli di Winnenden, Erfurt e Monaco di Baviera abbiano giocato intensamente con il "Counter-Strike"?

J. S.: Non credo che questo gioco incentivi maggiormente la violenza rispetto ad altri giochi sparatutto in prima persona. Il "Counter-Strike" è semplicemente più diffuso tra i giovani. Certo non è invece un caso che ai giovani predisposti alla violenza piacciano simili giochi. Con essi possono vivere le loro fantasie violente.

SRF: Cosa dovrebbero fare i genitori se notano che il figlio si mette in disparte e gioca spesso con simili videogames?

J. S.: Spesso i ragazzi se ne stanno soli a giocare con killergames e altri giochi. Non lo fanno solo giovani predisposti alla violenza, ma anche persone assolutamente normali. Non consiglio ai genitori di proibire i killergames. Ciò potrebbe produrre l'effetto contrario. Per dispetto potrebbero giocare ancora di più. I genitori dovrebbero parlarne con il figlio o la figlia, indicare loro offerte per il tempo libero alternative. Può anche essere utile renderli attenti ad altri giochi con il computer altrettanto interessanti.


(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch

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