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La corte di Losanna

KEYSTONE/CHRISTIAN BRUN

(sda-ats)

La Svizzera può accordare la propria collaborazione a Parigi nell'ambito della questione legata ai dati sottratti a UBS Francia. Il Tribunale federale (TF) ha infatti dato il via libera all'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).

I giudici hanno stabilito che la Convenzione di doppia imposizione fra i due Stati non si oppone all'assistenza amministrativa. Circa 600 nomi di clienti di UBS Francia - implicati nell'occultamento di conti - figuravano su una lista trasmessa alle autorità finanziarie francesi, che avevano richiesto la collaborazione dell'AFC nel 2012 e nel 2013.

Nel settembre 2015, il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva deliberato che l'AFC non avrebbe dovuto informare il fisco transalpino, accogliendo il ricorso di una delle persone coinvolte. Stando al TAF, l'elenco derivava da uno scritto anonimo inviato alle autorità francesi da parte di un'impiegata di banca: un comportamento perseguibile dal diritto elvetico e pertanto inaccettabile come base d'accordo.

Nella sentenza resa nota oggi però, il TF ribalta questa decisione, considerando che la domanda depositata da Parigi "non poggia su dati ottenuti attraverso atti punibili dal diritto svizzero". I giudici losannesi ritengono che, allo stato attuale dei fatti, nulla permette di mettere in dubbio la buona fede della Direzione generale della finanze pubbliche francesi.

Le domande di assistenza amministrativa in materia fiscale sono esplose nel 2016: la Svizzera ne ha ricevute 66'553. La maggior parte proveniva da Francia, Spagna, Polonia, Svezia e Paesi Bassi.

(sentenza 2C_893/2015 del 16 febbraio 2017)

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SDA-ATS