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Tirocinio virtuale


Formazione a distanza per apprendisti svizzeri all’estero


Di Veronica DeVore, Uzwil


Grazie alla tecnologia, il corso dato agli apprendisti in Svizzera può essere seguito anche dai giovani che si trovano in Cina. (swissinfo.ch)

Grazie alla tecnologia, il corso dato agli apprendisti in Svizzera può essere seguito anche dai giovani che si trovano in Cina.

(swissinfo.ch)

Sono le undici del mattino in Svizzera, le sei del pomeriggio in Cina. Due gruppi di studenti si salutano, a 8000 km di distanza, attraverso i loro tablet; la lezione comincia. Sono fra i pionieri dell’apprendimento di un mestiere a distanza, grazie all’aiuto di tecnologie all’avanguardia.

Questi gruppi di apprendisti sono riuniti dal centro di formazione professionale che istruisce tra gli altri i tirocinanti del gruppo industriale svizzero Bühler, attivo in particolare nella produzione di macchinari e apparecchiature per il settore alimentare. Oggi gli allievi stanno studiando il diagramma tridimensionale di una macchina e imparano a distinguerne le parti.

Quando Bühler ha deciso di offrire ai suoi apprendisti svizzeri l’opportunità di lavorare all’estero nelle proprie filiali, si è presentato un problema: come permettere loro di continuare a seguire i corsi della scuola professionale mentre erano all’estero?

Per questo ha dato il via a un esperimento, piazzando alcuni schermi, creando un collegamento satellitare e permettendo agli apprendisti all’estero di connettersi con la loro classe in Svizzera.

Tre anni dopo, i pochi schermi iniziali sono diventati una mezza dozzina, montati in modo strategico nell’aula in modo che l’insegnante e tutti gli studenti possano interagire simultaneamente con due altri gruppi collegati da due diverse località nel mondo. In totale Bühler gestisce 54 aule cosiddette “telepresenti” in tutto il mondo, nel quadro di un progetto chiamato Classroom 2.0.

Nell’aula principale in Svizzera c’è uno schermo verde che permette dimostrazioni su modelli 3D, un touchpad per l’insegnante e un sistema di telecamere intelligenti che mettono a fuoco chi parla. L’aula è calda, grazie al calore che proviene dalle apparecchiature.

Ma perché investire in un sistema costoso solo per permettere agli apprendisti di andare all’estero per alcuni mesi?

«Alcuni anni fa, ci trovavamo a un crocevia nella formazione degli apprendisti», dice Christof Oswald, capo delle risorse umane della Bühler. La formazione professionale appariva un’opzione meno attraente per gli studenti. «Abbiamo dovuto cambiare la nostra cultura per attrarre e trattenere giovani lavoratori, per cui l’apprendistato è diventato un fattore strategico».

Sabrina, un’apprendista appena tornata da tre mesi di praticantato nella filiale di Bühler a Minneapolis, dice che partecipare alle classi virtuali l’ha costretta a concentrarsi di più.

«Devi stare attenta, perché l’acustica non è sempre delle migliori», dice. «E poi sai che devi imparare le cose che dice l’insegnante, altrimenti rimani indietro. Inoltre abbiamo dovuto fare più lavoro individuale, perché non potevamo seguire tutte le lezioni e quindi dovevamo assicurarci di avere tutte le informazioni».

Gestito dall’azienda e flessibile

Donald Clark, un imprenditore inglese che si occupa di tecnologia educativa, ritiene che aziende come la Bühler siano il futuro dell’innovazione nella formazione professionale. A suo avviso le offerte di apprendistato, compreso l’apprendimento a distanza, dovrebbero essere guidate dalle aziende e dai loro bisogni, tanto più che molte di loro possono vantare un’ampia esperienza sul campo.

«Quasi ogni azienda del mondo ricorre all’e-learning o all’apprendimento online nei suoi dipartimenti per la formazione», osserva. «Sono tecniche già fortemente integrate. E se i datori di lavoro pagano per l’apprendistato, allora vogliono che sia estremamente efficiente».

È per questo che Donald Clark promuove il ridimensionamento del ruolo delle università e delle scuole nella formazione professionale, mettendo invece l’accento sulla formazione in azienda e online. Ritiene che innovazioni tecnologiche come la realtà virtuale siano strumenti chiave, che già permettono per esempio alle infermiere in formazione di fare pratica su pazienti virtuali e agli apprendisti fiorai di comporre degli arrangiamenti floreali virtuali.

Donald Clark ritiene che in tutto il mondo «il pendolo si stia allontanando da una formazione professionale basata sulla scuola» e si stia spostando verso forme più fluide, che per esempio permettono agli studenti di cominciare gli studi in ogni momento dell’anno invece che solo all’inizio di un nuovo semestre.

In Svizzera e in Germania, paesi che hanno un sistema duale di formazione professionale molto radicato, la scuola conserva tuttavia un ruolo più importante di quello che ha per esempio in Medio Oriente o in Cina, dove «la formazione online è un fenomeno enorme», guidato in buona parte dalle stesse aziende.

Christoph Arn, ricercatore all’Istituto universitario federale per la formazione professionale, afferma che i programmi di formazione per gli insegnanti guardano alle tecnologie mobili e all’e-learning come parte delle pratiche standard. Tuttavia nell’ambito della formazione professionale non c’è ancora un immagine nitida di quello che sta succedendo a livello nazionale.

Garantire la qualità

Per il momento, la pressione è particolarmente alta per il progetto Classroom 2.0, osserva l’insegnante Carmine Palumbo, perché gli studenti coinvolti non hanno tempo da perdere. Si trovano nel loro ultimo anno di apprendistato e devono passare gli esami finali.

Poiché Classroom 2.0 è un progetto interno, la scuola ha potuto crearlo senza la necessità di un’autorizzazione dell’ufficio che veglia sui corsi di studio per i programmi di apprendistato riconosciuti dalla Confederazione. Da parte sua, Christoph Arn dice di non essere a conoscenza di criteri nazionali per le offerte di e-learning.

«Deve esistere un piano di studi, ma le scuole e le aziende sono libere di decidere come vogliono insegnare la materia», dice. «Se qualcosa con fosse conforme alle norme, ci sarebbero sicuramente reazioni esterne».

Le persone più difficili da convincere sono state in realtà gli insegnanti. Circa l’80% degli insegnanti del programma Classroom 2.0 all’inizio erano contrari all’apprendimento a distanza, dice Marco Frauchiger, direttore del centro di formazione professionale che forma gli apprendisti della Bühler. L’opposizione è stata superata grazie a corsi di formazione e alla collaborazione con il personale delle filiali della Bühler in altri paesi.

Carmine Palumbo ritiene che l’e-learning presenti un potenziale elevato soprattutto per i primi due anni di formazione professionale. «Spero che gli studenti comincino a lavorare in questo modo già nella scuola secondaria, dove possono usare i loro smartphone per cercare risposte online».

Anche Christoph Arn ritiene che un approccio precoce a questo tipo di apprendimento sia fondamentale. «Le prime esperienze con l’e-learning dovrebbero essere fatte già nella scuola primaria e secondaria. Se questo non accade, almeno l’apprendistato dovrebbe offrire qualcosa in questo ambito».


Traduzione dall'inglese di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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