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Transito alpino


La seconda galleria autostradale del San Gottardo si farà, forse




Il raddoppio del San Gottardo ha compiuto mercoledì un passo importante, ma per avere due gallerie si dovrà aspettare almeno fino al 2027. (Keystone)

Il raddoppio del San Gottardo ha compiuto mercoledì un passo importante, ma per avere due gallerie si dovrà aspettare almeno fino al 2027.

(Keystone)

Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha accettato mercoledì la costruzione di una seconda galleria autostradale al San Gottardo prima dell’inizio dei lavori di risanamento di quella attuale. A dire l’ultima parola sul cantiere da 2,8 miliardi di franchi saranno ora gli elettori.

Con 109 voti contro 74 e 4 astensioni, la camera bassa del parlamento svizzero ha detto sì mercoledì alla revisione della Legge federale sul transito stradale nella regione alpina, che autorizza la costruzione di un secondo tubo autostradale senza aumento delle capacità di transito al San Gottardo.

Con questa seconda galleria, che in teoria dovrebbe essere aperta verso il 2027, si potrà evitare una chiusura prolungata dell’asse stradale nord-sud, asse «da cui dipendono l’integrazione del Ticino nel resto della Svizzera e il dinamismo dell’economia ticinese», ha sottolineato il deputato liberale radicale Giovanni Merlini.

Inaugurato nel 1980, l’attuale tunnel autostradale dovrà infatti essere completamente rinnovato. I lavori, che comporteranno appunto la chiusura della galleria, dureranno al minimo due anni e mezzo.

Il governo ha esaminato numerose varianti ed è giunto alla conclusione che solo quella che prevede una seconda galleria è soddisfacente, ha in sostanza ribadito la ministra dei trasporti Doris Leuthard. «La costruzione di una seconda galleria è sì più cara rispetto ad altre varianti, come la ferrovia viaggiante [ndr: caricare camion e auto su treni navetta], ma è utile anche a lungo termine, quando tra 30 o 40 anni si dovrà di nuovo risanare il tunnel. Serve quindi anche alle generazioni future», ha sottolineato.

A nome della commissione dei trasporti, il deputato del Partito popolare democratico Fabio Regazzi ha dichiarato che si tratta di «una soluzione ponderata, pragmatica e che rispetta la Costituzione».

«Sabotaggio della politica di trasferimento»

La sinistra ha cercato invano di domandare la non entrata in materia. Le loro quattro proposte di rinviare il dossier al governo sono però state spazzate via.

Per i deputati del fronte rosso-verde, la costruzione di una seconda galleria «sabota la politica del trasferimento del traffico su rotaia e l’articolo costituzionale sulla protezione delle Alpi», ha affermato il socialista Mathias Reynard.

Secondo gli oppositori, dire che le capacità di transito non saranno aumentate poiché le due gallerie,una volta completate, saranno percorribili su una sola corsia è gettare fumo negli occhi alle persone. «Alla prima colonna di Pasqua, questa limitazione salterà, su pressione anche dell’UE», ha sottolineato la socialista Edith Graf-Litscher.

«Tra vent’anni ci si ricorderà ancora delle promesse fatte oggi?», ha rilevato l’ecologista Regula Rytz, ricordando che quando la galleria fu inaugurata nel 1980 l’allora consigliere federale Hans Hürlimann aveva dichiarato che il traforo non sarebbe mai diventato un corridoio per i mezzi pesanti.

Nessuna concessione

I deputati del centro-destra hanno dal canto loro assicurato che non vi sarà nessun aumento delle capacità di transito, conformemente all’Iniziativa delle Alpi, approvata dagli elettori vent’anni fa. La ministra dei trasporti Doris Leuthard ha ribadito che non verrà fatta nessuna concessione. «Per aprire al traffico quattro corsie sarà necessaria una nuova votazione popolare», ha sottolineato, ricordando anche di aver ricevuto una conferma scritta dal commissario europeo ai trasporti, Siim Kallas, secondo cui il raddoppio senza aumento delle capacità è compatibile con l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri tra Svizzera e UE.

Uno degli argomenti di peso dei sostenitori del secondo tubo è quello della sicurezza. Oggi le norme svizzere ed europee non permetterebbero più la costruzione di una galleria bidirezionale come quella del San Gottardo.

Flussi nord-sud

In Svizzera, il traffico stradale transalpino circola essenzialmente sui quattro assi seguenti (d’ovest a est): Gran San Bernardo, Sempione, San Gottardo e San Bernardino.

Con un volume giornaliero medio di 17'492 veicoli (2013), il San Gottardo assorbe la maggior parte del traffico.

Complessivamente nel 2013 sono transitati nella galleria autostradale del San Gottardo 6'384'670 veicoli.

Seguono la galleria del San Bernardino, con 2'461'512 veicoli; la strada del passo del Sempione, con 856'261 veicoli; la galleria del Gran San Bernardo, con 658'805 veicoli; la strada del passo del San Gottardo, con 610'653 veicoli.

Con due tunnel unidirezionali, non vi è più un rischio di collisioni laterali e frontali, come avvenuto nel 2001, quando uno scontro tra due camion causò la morte di 11 persone. «Due canne permettono di ridurre gli incidenti mortali dell’85%», ha argomentato Doris Leuthard.

La parola passa ora al popolo

Ad avere l’ultima parola sul raddoppio saranno in ogni caso gli elettori. Il referendum è infatti già annunciato e le numerose associazioni contrarie non avranno difficoltà a raccogliere le 50'000 firme necessarie.

In un comunicato comune, l’Associazione traffico e ambiente e l’Iniziativa delle Alpi si dicono convinte che «la maggioranza degli elettori non si lascerà sviare dalle false promesse del governo e del parlamento». La costruzione di una seconda canna – affermano – porterà inevitabilmente a un aumento del traffico sull’asse nord-sud. È quindi contraria all’articolo costituzionale.

Il governo e la maggioranza del parlamento non avranno vita facile per convincere gli elettori. «Tutti i tentativi di aumentare il traffico stradale transalpino sono finora naufragati nelle urne», ha ricordato Regula Rytz. Nel 2004, ossia 10 anni dopo l’accettazione dell’Iniziativa «per la protezione delle Alpi», il contro-progetto Avanti, che prevedeva il raddoppio della galleria stradale del San Gottardo, è stato respinto dal 62,8% dei votanti. E nel maggio 2011, il canton Uri si è ancora una volta pronunciato contro il secondo tubo.

Un altro scoglio è costituito dal costo dei lavori. Per costruire la seconda canna e risanare il tunnel attuale saranno necessari 2,8 miliardi di franchi, secondo il preventivo del governo.

Molti temono che il progetto vada ad intaccare altri investimenti importanti. «Questo mito [del San Gottardo] che si vuole ad ogni costo mantenere in vita con un secondo tunnel stradale, mito a cui la Svizzera romanda è poco sensibile, si farà a scapito dei progetti d’agglomerazione», ha rilevato l’ecologista ginevrina Anne Mahrer.

Un argomento respinto con forza da Doris Leuthard, che ha ribadito che la spesa – trattandosi di costi di manutenzione – non inciderà assolutamente su altri progetti.

swissinfo.ch

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