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Sono davvero gli hacker russi?

KEYSTONE/EPA/DAVID CHANG

(sda-ats)

La russofobia - per usare un termine caro al presidente Vladimir Putin - tracima e da oltre oceano approda sulle sponde del vecchio mondo. Che si trova davanti a una delicata stagione di tornate elettorali: Olanda, Francia, Germania e, chissà, forse anche Italia.

Tutte nell'anno domini 2017. Il grande spauracchio sono gli hacker russi e la campagna di manipolazione delle informazioni che generalmente s'imputa al Cremlino. E nemmeno il nostro Paese, considerato quanto meno non ostile alla Russia, potrebbe non essere immune.

L'allarme lanciato dal Guardian - il giornale britannico, citando fonti italiane bene informate, sostiene che potrebbe esserci Mosca dietro un attacco hacker del 2016 ai sistemi informatici non criptati della Farnesina - si aggiunge al tam-tam in atto in mezza Europa.

Il ministro degli Interni olandese Ronald Plasterk ha per esempio fatto sapere che alle politiche del 15 marzo i voti saranno contati tutti a mano, per evitare il rischio di hackeraggio del sistema informatico utilizzato negli ultimi otto anni. "Non ci deve essere la minima ombra di dubbio sui risultati", ha spiegato.

In questa fase così delicata già il sospetto di mancanza di legittimità del sistema democratico rischierebbe di trasformarsi in un pericoloso domino nello scacchiere europeo. La Germania, ricordiamolo, va alle urne a settembre.

E il presidente del servizio segreto interno tedesco Bfv, Hans Georg Maassen, ha detto di ritenere "possibile" che la Russia tenti d'influenzare la campagna elettorale tedesca.

Il 'fronte' più caldo, ad ogni modo, adesso è la Francia. Ora che il candidato 'preferito' del Cremlino - ovvero Francois Fillon e non madame Marine Le Pen - sembra essere precipitato dalle stelle alle stalle, l'obiettivo sarebbe quello di screditare il più possibile il 39enne Emmanuel Macron sperando che da qui alle elezioni Fillon possa rimontare, anche grazie a una personale "guerra" contro i media francesi, attraverso la quale vestire i panni della "vittima" agli occhi dell'opinione pubblica.

Le Pen all'Eliseo, in tutto questo, sarebbe solo un ottimo 'piano B'. Che Macron sia diventato un bersaglio lo testimonia anche l'intervento di Dmitri Kiselyov, il principe della propaganda televisiva del Cremlino, che nell'ultima puntata di Vesti Nedeli, lo show domenicale dedicato ai 'current affairs', ha descritto l'ex ministro dell'Economia "il prescelto dall'elite globale".

"Ci aspettiamo che gli attacchi contro di lui aumentino nelle prossime settimane, soprattutto sui social network", ha detto al Moscow Times il politologo francese Nicolas Tenzer. Intanto Le Canard Echaine ha rivelato che i servizi di sicurezza francesi hanno invitato tutti i partiti politici a un briefing sui cyber-attacchi russi e solo il Front National non si è presentato.

E qui si arriva al capitolo Le Pen. E' indubbio che molte delle sue battaglie raccolgono il favore del Cremlino, non ultime la 'Frexit' e l'uscita dalla Nato, ma - scrive ancora il Moscow Times - "al contrario di Fillon, che è rispettato ai più alti livelli del Cremlino, Marine Le Pen viene ricevuta nelle sue visite a Mosca da funzionari di basso grado nella scala gerarchica e non è stata in grado, lo scorso dicembre, di ricevere un finanziamento consistente per la sua campagna elettorale".

Il duo Fillon-Le Pen per il Cremlino era insomma la polizza sulla vita perfetta - con l'intesa che all'Eliseo ci sarebbe dovuto andare Fillon.

SDA-ATS