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I bambini collocati di forza presso famiglie estranee da adulti continuano a soffrire di scompensi psicologici.

(sda-ats)

I cosiddetti "Verdingkinder", ossia i bambini che in passato venivano "collocati" di forza presso famiglie estranee, una volta diventati adulti continuano a soffrire di scompensi psicologici. Lo rileva uno studio dell'Università di Zurigo.

Misure coercitive di questo tipo sono state applicate in Svizzera fino alla metà degli anni Sessanta: i bambini, in genere poveri, venivano spesso assegnati a famiglie di contadini, che non di rado li sfruttavano e li sottoponevano a soprusi.

I maltrattamenti fisici e la violenza esercitata sul piano emotivo hanno lasciato tracce che si fanno sentire ancora oggi a decenni di distanza, affermano gli autori dello studio sulla base di numerose interviste.

È risultato che un quarto del campione soffre di depressione, talora con tendenze suicide. Un altro quarto lamenta disturbi post-traumatici quali incubi o situazioni di "flashback" che fanno riaffiorare alla memoria le tragiche esperienze passate. È stato inoltre riscontrato il rischio di un'accelerata degenerazione delle capacità cognitive con l'avanzare dell'età.

Lo studio mostra che le conseguenze traumatiche si sono ribaltate anche sulle generazioni successive: molti dei "Verdingkinder" hanno detto di essere stati pessimi genitori, che hanno avuto non poche difficoltà ad intrattenere buone relazioni con i propri figli.

Nel 2013 il Consiglio federale si è scusato ufficialmente con le vittime delle "misure coercitive a scopo assistenziale", che da quest'anno potranno ricevere un risarcimento finanziario.

SDA-ATS