Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

James Clapper, direttore della National intelligence

KEYSTONE/AP/MANUEL BALCE CENETA

(sda-ats)

Gli 007 americani puntano il dito contro Mosca. "Hanno interferito", ripetono davanti alla commissione Forze Armate del Senato presieduta da John McCain.

E' James Clapper, il direttore della National intelligence americana, a ribadire nell'audizione la convinzione che la Russia abbia ficcato il naso nelle presidenziali.

E pur non sbilanciandosi quando gli viene chiesto se è stato un "atto di guerra", affermando che quella è una valutazione "politica", nel suo lungo intervento non manca di difendere la categoria - con chiari riferimenti al presidente eletto Donald Trump che ha messo in discussione le conclusioni degli 007 sugli hacker russi - affermando che "ci sono importanti differenze tra il sano scetticismo e il discredito".

Clapper ha annunciato da settimane le sue dimissioni con l'insediamento della nuova amministrazione, una prassi per i vertici delle agenzie federali di nomina politica. Nel suo caso però sono pressoché nulle le possibilità di un nuovo incarico, tanto più che Trump sembra intenzionato a mettere mano a tutto il sistema, a partire da una ristrutturazione dei vertici e in particolare dall'ufficio del direttore per l'intelligence nazionale e dalla Cia.

E' il Wall Street Journal a raccogliere per primo indiscrezioni in questo senso: stando ad una fonte della transizione, Trump ritiene che quell'ufficio sia diventato "sovrabbondante e politicizzato" e crede che la comunità dell'intelligence stia tentando di sminuire la sua vittoria sostenendo la tesi delle intrusioni di hacker russi. Riguardo alla Cia poi, si stanno valutando tagli su staff e sedi, per potenziare d'altro canto i ruoli sul campo.

Il futuro portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha smentito che si voglia mettere mano all' "infrastruttura", insistendo che in fase di transizione programmi e discussioni sono da considerarsi in forma preliminare e rassicurando che "la priorità del presidente eletto è garantire la sicurezza degli americani e della nazione ed è determinato a trovare i modi migliori e più efficaci per farlo".

Come ad aggiustare il tiro insomma, mentre Trump è intervenuto con un tweet (non è chiaro se di concerto con Spicer) in cui si è detto un grande estimatore dell'intelligence puntando il dito contro i media "disonesti" che lo hanno dipinto come un fan di Julian Assange: "Ho riportato semplicemente quello che lui ha dichiarato, in modo che la gente ragioni con la sua testa su quale sia la verità".

La verità: per quanto riguarda i presunti hacker russi non è stata svelata nei dettagli nemmeno oggi. Le conclusioni dell'inchiesta voluta da Barack Obama sono appena arrivate sul tavolo del presidente uscente, ma il rapporto resta 'classificato', e Trump ne sarà informato domani nel briefing previsto con i vertici dell'intelligence. Una versione non classificata del rapporto dovrebbe essere invece consegnata al Congresso all'inizio della prossima settimana.

SDA-ATS