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Un'immagine mostra il fumo di un'autobomba esplosa nel 2012 nella provincia di Helmand (foto simbolica d'archivio).

Keystone/EPA/SHER KHAN

(sda-ats)

È allarme rosso a Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale afghana di Helmand, dove oggi un kamikaze talebano ha fatto esplodere l'auto su cui viaggiava vicino ad un commissariato con un bilancio di 14 morti (dieci agenti di polizia) e almeno 16 feriti.

L'attentato non è stata una iniziativa dimostrativa fine a se stessa, ma ha accompagnato una offensiva articolata dei talebani che palesemente puntano alla conquista della città, dopo che nei mesi scorsi si sono impadroniti della maggior parte dei distretti di questa provincia.

Fonti ospedaliere hanno confermato l'alto numero di vittime prodotto dall'esplosione che, come ha confermato la presidente di Emergency Cecilia Strada, sono state portate negli ospedali cittadini e soprattutto in quello che la ong italiana gestisce da anni a Lashkargah.

Analisti locali ed internazionali sostengono che praticamente i militanti dell'Emirato islamico dell'Afghanistan controllano ormai l'80% del territorio di Helmand e bloccano a piacimento le vie di comunicazione e di rifornimento con le province vicine.

Fonti giornalistiche e della sicurezza hanno indicato che dopo l'attentato realizzato in mattinata nel quartiere di Mukhtar, sono scoppiati aspri scontri fra i 'mujaheddin' e le forze dell'ordine dall'esito che risulta ancora incerto.

I portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid e Qari Yousuf Ahmadi hanno sostenuto che nella loro avanzata i militanti hanno catturato numerosi check-point dentro la città, mentre a Kabul il portavoce del ministero dell'Interno, Sidiq Siddiqi, ha confermato gli scontri in corso, ma manifestato la certezza che "gli insorti saranno presto espulsi da Lashkargah".

Archiviata la Conferenza dei Paesi donatori per l'Afghanistan che ha raccolto 15,2 miliardi di dollari e ribadito il sostegno politico e militare al governo del presidente Ashraf Ghani, l'attenzione è tornata ora alla situazione sul terreno.

E da essa emerge che con la loro offensiva annuale i talebani hanno realizzato e realizzano operazioni in molte province in tutto l'Afghanistan, ottenendo successi non trascurabili ed impegnando sia le forze di sicurezza afghane, sia l'aviazione della Coalizione internazionale guidata dagli Usa.

Interrogato su quanto ottenuto dagli insorti in Helmand, e nelle province di Kunduz, Baghlan, Uruzgan, Farah, Logar e Nangarhar, il vice portavoce del ministero della Difesa Mohammad Radmanish, ha ammesso oggi che la mobilitazione contro gli insorti "è su tutto il territorio nazionale". Di recente, ha precisato, "abbiamo realizzato ben 29 operazioni in 19 province".

Gli ha fatto eco il generale Charles Cleveland, portavoce militare Usa in Afghanistan, rivelando che "dal 7 ottobre abbiamo condotto 21 operazioni aeree a difesa di forze amiche".

E prima che scoppiasse la nuova emergenza in Helmand, gli occhi del governo e dei massimi responsabili della missione 'Resolute Support' della Nato erano puntati su Kunduz City. Già catturata un anno fa, sia pure per soli tre giorni, la città è nuovamente sotto attacco da oltre una settimana con le forze di sicurezza che fanno fatica a respingere i commando talebani.

C'è qui un nuovo rischio di tragedia umanitaria, e fonti dell'Onu hanno reso noto che senza elettricità, cibo e generi di prima necessità, e per fuggire da quella che appare sempre di più come una vera e propria guerra, almeno 25'000 persone sono fuggite in province vicine e a Kabul.

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SDA-ATS