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Una parte considerevole del prezzo dei prodotti non va a finire nelle tasche degli agricoltori.

KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER

(sda-ats)

Lo scorso anno i produttori agricoli svizzeri per ogni franco speso dal consumatore hanno percepito una quota oscillante tra il 34% e il 52%. La quota più bassa è stata segnata da formaggio e frutta, quella più alta da carne di vitello e manzo.

Lo indica l'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG). Nel confronto con il 2014 la quota del prezzo alla produzione rispetto al prezzo al consumo del latte è scesa dal 46,8% al 43,1%. Quella relativa a trasformazione e commercio al dettaglio è salita al 56,9%. Secondo l'UFAG ciò è riconducibile, tra l'altro, al calo dei prezzi alla produzione.

Anche per il formaggio la quota del prezzo alla produzione per ogni franco speso dal consumatore, pari al 34,4%, è diminuita di quasi due punti percentuali rispetto all'anno precedente.

L'andamento osservato per la carne svizzera non è stato uniforme. Nel 2015 la quota alla produzione rispetto al consumo è salita al 50,2% (+3,4%) per la carne di manzo, al 52,6% (+1,9%) per quella di vitello e al 46,3% (+0,6%) per quella di agnello. Al contrario, si è osservata una tendenza al ribasso per la carne di suino che ha segnato un valore pari al 39,1% (-2,9%) a causa del basso livello dei prezzi alla produzione rispetto all'anno precedente.

Per quanto riguarda gli ortaggi, tutti hanno fatto registrare un aumento della quota del prezzo alla produzione rispetto al consumo: lattuga cappuccio (+6,3%), pomodori (+2,9%), cavolfiore (+2,5%), cipolle (+1,1%), carote (+0,7%) e cetrioli (+0,7%).

Nel complesso - segnala l'UFAG - i prezzi alla produzione dei prodotti sotto osservazione sono rimasti stabili e quindi l'unico fattore determinante dell'aumento della quota del prezzo alla produzione è stato il ribasso dei prezzi di vendita della verdura.

sda-ats

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