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L'Hiv rimane un problema importante di salute pubblica per i 31 Paesi dell'Unione europea e dell'Area economica europea.

KEYSTONE/AP/NIRANJAN SHRESTHA

(sda-ats)

L'Hiv rimane un problema importante di salute pubblica per i 31 Paesi dell'Unione europea e dell'Area economica europea.

Ogni anno vengono diagnosticati circa 30mila nuovi casi di infezione e sono circa 810mila le persone sieropositive rilevate nel 2015, pari allo 0,2% della popolazione adulta.

Lo segnala il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), in occasione della conferenza organizzata nell'ambito del semestre di Presidenza maltese del consiglio dell'Ue.

Gli uomini che hanno rapporti omosessuali sono la fascia di popolazione dove i nuovi casi di infezione continuano ad aumentare, così come sono a rischio anche i migranti per le difficoltà di accesso alle terapie. I dati indicano che nei Paesi europei i casi di infezione vengono trattati precocemente ed efficacemente: circa 9 pazienti Hiv positivi su 10 sono infatti virologicamente soppressi. Tuttavia 1 persona su 6 non sa di essere sieropositiva, con evidenti conseguenze sul rischio di trasmettere l'infezione. Il maggior tasso di diagnosi tardiva si ha tra i tossicodipendenti.

"Se analizziamo i dati, possiamo vedere che l'Europa deve migliorare la sua risposta all'Hiv in diverse aree. Due Paesi su tre non hanno infatti fondi sufficienti per fare interventi di prevenzione", rileva Andrea Ammon, direttore pro-tempore dell'Ecdc. Per ridurre il numero di nuovi casi, sono tre le aree su cui concentrarsi: "dare la priorità ai programmi di prevenzione - continua Ammon - facilitare la diffusione dei test per l'Hiv, ad esempio con l'auto-test, e rendere più facile l'accesso alle terapie".

SDA-ATS