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Il premier greco Alexis Tsipras (destra), con il premier portoghese Antonio Costa

KEYSTONE/EPA/OLIVIER HOSLET

(sda-ats)

"Nessuno ha interesse a rivivere la calda estate del 2015". Lo assicura il vicepresidente al Parlamento Ue, Dimitrios Papadimoulis, ma le sue parole arrivano in un momento in cui sui mercati le parole Grexit e default stanno tornando pericolosamente di moda.

Termini che secondo il candidato Spd alla cancelleria tedesca, Martin Schulz, "vanno nell'interesse di Trump o Le Pen", ma "non dell'Europa".

Se consideriamo lo spread come indicatore della tensione degli operatori, il differenziale con i titoli tedeschi dal 25 al 31 gennaio è salito di oltre 110 punti, fino a quota 744, per poi tornare leggermente sotto i 700 al progredire delle trattative fra Ue e Fmi per lo sblocco della terza tranche di aiuti.

La tensione, oltre a 7 miliardi di debito in scadenza a luglio e già in odore di default, è collegata all'avvicinarsi della data del 20 febbraio, quando dovrà essere completata la revisione delle misure richieste con l'ultima tranche di salvataggio prima di poter sbloccare i nuovi aiuti.

Il via libera all'ulteriore pacchetto è arrivato da Ue e Fmi, purché la Grecia si impegni ad attuare nuove misure di austerità per 3,6 miliardi, pari al 2% del Pil, nel caso in cui non dovesse a raggiungere l'obiettivo - e questo è il nodo delle trattative - di un avanzo primario (saldo fra spese e entrate al netto degli interessi sul debito) al 3,5% del Pil nel 2018 che proprio non va giù al Governo.

Dal 2010 i creditori hanno accordato ad Atene oltre 300 miliardi di prestiti (la maggior parte utilizzati per rimborsare prestiti concessi dagli stessi debitori), chiedendo misure di austerity pari al 30% del Pil. Ma per Atene la misura pare essere colma. "Stanno giocando col fuoco", ha avvertito ieri il premier Alexis Tsipras, con un riferimento diretto al Fondo Monetario Internazionale, accusato di eccedere nelle richieste, visto che per raggiungere quel 3,5% di avanzo serviranno altri 4 miliardi di tagli. E con il potere d'acquisto ridottosi del 30%, e le pensioni del 25%, per l'esecutivo Tsipras diventa difficile chiedere nuovi sacrifici.

Non a caso il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, parla chiaro: "se il Fondo decide di restare nel programma, deve rispettare gli sforzi fatti dal popolo greco negli ultimi anni". Una mano alla Grecia potrebbe venire tesa dall'Europa, desiderosa di chiudere questo passaggio prima della tornata elettorale che rischia di spaccare il Vecchio Continente: bisogna trovare rapidamente un accordo sul pacchetto di riforme da attuare per lo sblocco di nuovi prestiti alla Grecia, o l'intera eurozona rischia di dover sopportare un nuovo periodo di instabilità finanziaria, ha dichiarato oggi, guarda caso al tedesco Welt Am Sonntag, il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: questo non è "il momento di riportare le lancette dell'orologio indietro fino alla instabilità finanziaria".

SDA-ATS