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Musulmani birmani di etnia Rohingya in un campo di rifugiati a Teknaf, nel sud-est del Bangladesh.

Keystone/AP/A.M. AHAD

(sda-ats)

Il governo birmano ha annunciato oggi la fine della controffensiva iniziata quattro mesi fa nel nord dello stato del Rakhine. Un'operazione molto criticata dalla comunità internazionale e che ha costretto 70'000 musulmani di etnia Rohingya a rifugiarsi in Bangladesh.

"La situazione nel nord del Rakhine è ora stabile. Le operazioni militari sono terminate, il coprifuoco è stato allentato e rimane solo una presenza di polizia per mantenere la pace", si legge nel comunicato dell'ufficio di Aung San Suu Kyi, consigliere di stato e di fatto plenipotenziaria nel governo del suo fedelissimo Htin Kyaw.

Le operazioni dell'esercito erano iniziate dopo una serie di attacchi contro postazioni di polizia lo scorso 9 ottobre, che causarono nove morti. Tutte le maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno accusato le forze armate di ripetute violazioni dei diritti umani, che vanno dallo stupro a roghi appiccati a oltre mille case, per un bilancio di vittime che si teme superi il centinaio.

Per tutto questo periodo, il governo ha impedito a osservatori esterni di visitare l'area. Un recente rapporto dell'Onu ha anch'esso accusato le autorità birmane di massicci crimini. Due giorni fa, il segretario generale Antonio Guterres si è detto "sconvolto" dal contenuto del documento.

Nel Rakhine, dove si calcola vivano un milione di Rohingya, questa minoranza è privata della cittadinanza e sistematicamente discriminata. La stragrande maggioranza dei birmani la considera estranea al tessuto etnico del Paese.

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SDA-ATS