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Da sinistra a destra Christoph Blocher, Albert Rösti e Lukas Reimann alla conferenza stampa a Berna

Keystone/MARCEL BIERI

(sda-ats)

L'Unione democratica di centro (UDC), con in testa il suo leader carismatico Christoph Blocher, ha dato il via oggi, in una conferenza stampa a Berna, alla campagna contro l'accordo quadro previsto per dare un nuovo ordinamento alle relazioni fra Berna e Bruxelles.

Il Consiglio federale è accusato di portare avanti una "adesione strisciante" all'UE, ed è questo progetto che un apposito comitato denominato vuole combattere. Secondo il presidente UDC Albert Rösti, la Svizzera si troverebbe sotto tutela di Bruxelles; perderebbe tutta la sua sovranità.

Rösti ha parlato di "isteria pessimistica in alcuni ambienti politici, sociali ed economici", dopo la votazione sulla Brexit, ma a suo dire la maggioranza del popolo britannico ha lanciato "un importante segnale: l'autodeterminazione politica ed economica deve essere recuperata". Decisioni dalle conseguenze pesanti, ha aggiunto Rösti, "non possono più continuare a essere affidate ai burocrati UE, ma di nuovo essere competenza dei rappresentanti del popolo nei parlamenti nazionali".

Il comitato contro l'adesione strisciante è stato fondato nel 2013 da Christoph Blocher, già presidente UDC e consigliere federale, al momento del suo ritiro dal Consiglio nazionale: oggi vi aderiscono 130 membri collettivi e 6228 membri individuali, secondo dati forniti dallo stesso Blocher.

Blocher: una scelta decisiva

"L'Unione europea pretende dalla Svizzera un accordo-quadro con un'integrazione istituzionale"; il nostro Paese "dovrebbe obbligatoriamente riprendere il diritto UE, senza poter decidere da sola al riguardo e, in caso di divergenze d'opinione, la decisione spetterebbe alla Corte di giustizia dell'UE. La Svizzera si trova così di fronte a una scelta decisiva", ha dichiarato Blocher.

A suo giudizio "la sottoscrizione dell'accordo significa la fine della Svizzera politica ed è purtroppo ormai solo una formalità" e il Parlamento lo accetterà; il governo aspetta soltanto il momento opportuno per presentarlo.

La Svizzera è una "Willensnation" (nazione nata per volontà) - ha dichiarato da parte sua Lukas Reimann, consigliere nazionale e presidente dell'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) -; essa è composta da diversi gruppi etnici con differenti lingue e religioni. Dal 1848, è uno Stato federale, ma con l'accordo-quadro, quello dei burocrati UE, che sarebbe un vero "trattato di sottomissione", verrebbe demolita la sperimentata struttura del Paese.

Il caso ticinese

Presente alla conferenza stampa anche Stelio Pesciallo, in rappresentanza di un comitato ticinese costituito nel febbraio 2015 e composto da membri dei diversi partiti (PLR, Lega, UDC, Verdi e Area liberale). Tale composizione - secondo Pesciallo - è un chiaro segnale che, nei rapporti con l'UE, "una maggioranza qualificata della popolazione respinge decisamente un'ulteriore integrazione nelle strutture politiche europee".

L'evoluzione dell'ultimo decennio, con l'entrata in vigore dell'accordo di Schengen e, in particolare, nel campo della libera circolazione delle persone, "ha dimostrato come una ripresa illimitata, esagerata e automatica del diritto UE possa cambiare radicalmente le condizioni sociali, economiche e ambientali di un cantone", dove lavorano circa 62'000 frontalieri, pari a un terzo della manodopera.

L'attuale disagio a sud delle Alpi - sempre secondo Pesciallo - non è da attribuire alla presenza di manodopera straniera, che il cantone ha sempre avuto e alla quale non potrebbe rinunciare, bensì all'immigrazione incontrollata e illimitata, "che ci ha colti di sorpresa e che è avvenuta in un periodo di tempo brevissimo". Occorre evitare gli errori del passato, quindi "nessun vincolo contrattuale e aprioristico all'evoluzione del diritto UE".

sda-ats

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