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KEYSTONE/AP/FELIPE DANA

(sda-ats)

Michel Temer veste i panni di salvatore della patria e tende la mano alla presidente sospesa per impeachment Dilma Rousseff, che la rifiuta sdegnosamente e lo accusa di essere un traditore.

Il presidente ad interim brasiliano ha dato il via ad un governo di salvezza nazionale per superare la grave crisi economica e politica che sta scuotendo il più grande paese sudamericano. Ed ha rivolto un appello all'unità "per riscattare la credibilità del Brasile".

Ma Dilma e il suo Partito dei lavoratori hanno già fatto sapere che non faranno sconti e promettono ostruzionismo in parlamento contro la riforma delle pensioni ed i tagli alla spesa annunciati oggi dal ministro delle Finanze, Henrique Meirelles, nel timore che colpiscano le fasce più deboli della popolazione.

"Uniti possiamo superare le grandi difficoltà, il mio sarà un governo di salvezza nazionale, aperto al dialogo", ha detto Temer che rimarrà in carica almeno per i prossimi 180 giorni in attesa del voto finale sulla procedura di impeachment della presidente Rousseff.

Il neo presidente ha espresso il "massimo rispetto istituzionale" nei confronti di Dilma, che lasciando il palazzo presidenziale di Planalto lo ha definito "un traditore" per aver tolto il sostegno al suo governo ed essersi alleato con l'opposizione di destra.

Dilma non fa mistero di considerare Temer e l'ex presidente della Camera, Eduardo Cunha, sospeso per aver tentato di insabbiare un'inchiesta per corruzione a suo carico, i veri artefici dell'impeachment.

Temer e Cunha, entrambi del Pmdb, il maggiore partito centrista che appoggia indistintamente destra e sinistra a seconda delle convenienze e che non ha mai vinto una elezione presidenziale ma ha avuto tre capi di stato in seguito ad altrettanti impeachment, dovranno anche fare i conti con la questione morale.

Il Pmdb ha infatti aspramente criticato Dilma quando ha nominato Lula ministro del suo governo (nomina poi bloccata da un giudice), accusandola di voler sottrarre l'ex presidente ai magistrati dell'inchiesta 'Lava Jato', la 'Mani Pulite' brasiliana. Ora però, Temer si ritrova con due ministri el suo partito, Henrique Alves e Geddel Vieira Lima, indagati nella stessa inchiesta.

In totale sono sette su 23 (il 32%) i ministri indagati dalla magistratura ordinaria o da quella contabile, o già condannati. Senza contare che lo stesso Temer rischia anch'egli l'apertura di un procedimento di impeachment. Temer ha assicurato che il suo governo non "indebolirà" l'inchiesta 'Lava Jato'.

Ma è certo che le scelte fatte nella composizione del suo gabinetto non soddisfano quei milioni di brasiliani che sono scesi in strada negli ultimi mesi per chiedere la fine del governo del Pt, travolto dagli scandali di corruzione, e un forte segnale di discontinuità con la vecchia classe dirigente.

Critiche a Temer sono giunte anche dalle associazioni per la difesa dei diritti civili per la mancanza di donne e neri nel suo governo mentre l'ex presidente della Corte suprema, Joaquin Barbosa, ha definito "illegale" l'impeachment di Dilma "perché sovverte la volontà degli elettori", ed ha auspicato il ritorno anticipato alle urne.

sda-ats

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