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Una zurighese di 62 anni che percepisce una rendita di invalidità ha vinto a Strasburgo la causa contro la sua compagnia assicurativa, che l'aveva posta sotto sorveglianza. La Corte europea dei diritti dell'uomo le ha accordato un risarcimento per torto morale.

La Corte ritiene la sorveglianza subita dalla donna contraria al rispetto della vita privata e famigliare. Anche se l'assicurata è stata "spiata" esclusivamente nei luoghi pubblici gli investigatori l'hanno sorvegliata in modo sistematico, rileva la Corte.

Secondo i giudici di Strasburgo, le disposizioni legislative elvetiche permettono alle compagnie assicurative di varare le "misure investigative necessarie" e di riunire le informazioni richieste quando un assicurato rifiuta di fornirle, ma esse non precisano le modalità della sorveglianza, in particolare a partire da quale momento e per quanto tempo è consentita.

Le norme elvetiche non indicano nemmeno in modo chiaro le garanzie contro gli abusi, quali ad esempio i procedimenti applicabili quando le compagnie conservano, consultano, esaminano, utilizzano o distruggono le informazioni riunite.

Nel caso in esame, la donna aveva chiesto alla compagnia assicurativa una rendita di invalidità dopo essere stata investita nel 1995 da una motocicletta che l'aveva fatta cadere sulla schiena. La compagnia le aveva chiesto successivamente di sottoporsi ad una nuova perizia medica, in modo da rivalutare il suo stato di salute, ma la donna aveva rifiutato. La compagnia l'aveva quindi fatta sorvegliare da investigatori.

Con una sentenza resa nel marzo 2010, il Tribunale federale (TF) aveva riconosciuto all'assicuratore il diritto di chiedere una nuova perizia medica e giudicato legale la sorveglianza condotta. La donna aveva chiesto invano chiarimenti al riguardo.

Nella sua decisione pubblicata oggi, la Corte europea concede alla zurighese un'indennità di 15'000 euro per le sue spese, nonché un risarcimento per torto morale di 8000 euro.

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SDA-ATS