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Trent'anni fa - il 26 aprile 1986 - il reattore numero 4 della centrale di Cernobyl esplose provocando il più grave disastro nucleare della storia.

Ore 1:26 del mattino: una palla di fuoco fece saltare in aria il coperchio di 500 tonnellate del reattore sprigionando nell'aria 9 tonnellate di scorie radioattive.

Cernobyl si trova in Ucraina settentrionale, poco più di 100 chilometri a nord di Kiev, e se le radiazioni non si vedono, le conseguenze di quella tragedia sono ben visibili ancora adesso: tumori, leucemie, cardiopatie e malformazioni da queste parti sono una piaga fin troppo comune. I territori più colpiti sono quelli ucraini, bielorussi e di almeno due regioni della Russia occidentale.

"Le zone contaminate lo saranno ancora per decenni. Ci sono elementi che resistono anche per secoli, ma la cosa più importante è che dobbiamo tenere d'occhio lo sviluppo del nucleare: pare che il mondo non prenda seriamente le conseguenze di Cernobyl dal momento che 25 anni dopo c'è stata la catastrofe di Fukushima". A parlare è il presidente dell'Unione Cernobyl, Valeri Makarenko, uno dei primi reporter a mostrare in tv cosa rimaneva del reattore 4 dopo l'esplosione.

Il numero delle vittime del disastro di Cernobyl è difficile da quantificare, e le stime variano, anche di molto, da istituzione a istituzione: si va da alcune migliaia a centinaia di migliaia di decessi. Ma sono vittime di Cernobyl anche coloro che abitano nelle zone contaminate e si ammalano perché, vivendo in povertà, sono costretti a nutrirsi dei prodotti della loro terra inquinata dai radionuclidi.

A complicare le cose, nel 1986, fu sicuramente l'atteggiamento del governo sovietico, che nascose l'emergenza.

Per contenere le fuoriuscite di materiale radioattivo, tra il luglio e il novembre del 1986 fu rapidamente costruito un "sarcofago" di cemento armato sopra il reattore 4. Adesso questa struttura è piuttosto malandata, e se ne sta costruendo un'altra più moderna, in acciaio, alta come un palazzo di 30 piani: si chiama New Safe Confinement e sarà piazzata sul reattore esploso per limitare le fughe radioattive. Per 100 anni, dicono.

sda-ats

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