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Una foto mostra il Palazzo federale - sede del Consiglio federale - a Berna (foto d'archivio).

Keystone/PETER SCHNEIDER

(sda-ats)

Il Consiglio federale intende creare un nuovo statuto "di protezione" per gli stranieri che, pur non avendo diritto all'asilo, sono attualmente ammessi in Svizzera provvisoriamente e finiscono per restarvi a lungo a causa dell'impossibilità di tornare nel loro paese.

La proposta è stata presentata stamane a Wabern (BE) presso la Segreteria di Stato della migrazione.

Sollecitato da tre postulati, uno dei quali del consigliere nazionale ticinese Marco Romano (PPD), il governo ha elaborato il rapporto "Ammissione provvisoria e persone bisognose di protezione: analisi e possibilità d'azione", nel quale si descrive la situazione attuale e si valutano possibili adeguamenti dello statuto dell'ammissione provvisoria (permesso F), considerato da più parti insoddisfacente.

Secondo il governo, la soluzione sta nell'integrare soprattutto quelle persone per le quali, pur non essendovi gli estremi per la concessione dell'asilo, si delinea un lungo soggiorno in Svizzera e che finiscono per dipendere dall'aiuto sociale. L'obiettivo è da perseguire evitando tuttavia che le condizioni di soggiorno più favorevoli facciano aumentare l'immigrazione in Svizzera rispetto ad altri Stati di accoglienza.

Il Consiglio federale tratteggia tre scenari. La prima ipotesi prevede che l'ammissione provvisoria venga sostituita da un normale permesso di dimora di tipo B. La seconda variante propone la sostituzione del permesso F con un nuovo statuto creato ad hoc, ovvero lo statuto di protezione, mentre l'ultima variante prevede un adeguamento puntuale dell'ammissione provvisoria.

Nel rapporto il governo precisa che la seconda variante è sicuramente la più valida: si tratta di "una soluzione consona alla situazione odierna e alle sue sfide e che può costituire una possibilità di migliorare la situazione degli interessati, senza per questo concedere loro tutti i diritti connessi a un permesso di dimora", precisa la SEM in una nota.

Il permesso F suscita critiche soprattutto a causa della durata media del soggiorno in terra elvetica: a fine giugno 2016 un terzo degli interessati si trovava nel paese da oltre sette anni, secondo le cifre pubblicate dalla SEM, mentre solo un sesto si trovava in Svizzera da meno di due anni. Altra critica riguarda ad esempio il fatto che i beneficiari dell'ammissione provvisoria impieghino molto tempo per trovare un lavoro, gravando enormemente sugli aiuti sociali. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che essi godono del diritto al ricongiungimento familiare per quanto riguarda il/la coniuge e i figli minorenni.

A fine giugno 2016 gli stranieri ammessi a titolo provvisorio erano 34'741, contro i 43'300 rifugiati a cui è stato concesso l'asilo. Nei loro confronti è stata emessa una decisione di rimpatrio che si è rivelata "inammissibile (violazione del diritto internazionale pubblico), non ragionevolmente esigibile (pericolo concreto per lo straniero) o impossibile (motivi tecnici)". Si tratta principalmente di cittadini eritrei, siriani, afgani, somali e cinesi.

Attualmente in Svizzera, oltre allo statuto di rifugiato e all'ammissione provvisoria, esiste anche la possibilità di far capo al permesso "S" destinato alle persone in fuga dalla guerra. Tale prassi - elaborata nel 1998 nel corso della guerra nei Balcani - permetterebbe a queste persone di lavorare e far venire in Svizzera i famigliari. Dovrebbero tuttavia lasciare il Paese a ostilità concluse. Finora il Consiglio federale non ha mai voluto farvi ricorso.

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SDA-ATS