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Confederazione e Cantoni rispondono al bisogno di mano d'opera attraverso una migliore conciliazione della vita professionale e famigliare: oggi si è tenuto a Berna il vertice nazionale sul personale qualificato in Svizzera.

Critiche sono state Espresse in proposito in particolare da parte dei sindacati.

L'invecchiamento della popolazione e la proposta di una "priorità alla mano d'opera indigena light" per applicare l'iniziativa sull'immigrazione di massa solleva una questione fondamentale: come fa la Svizzera a mobilitare maggiormente i potenziali non sfruttati di personale qualificato?

È a questa domanda che il vertice nazionale sul personale qualificato in Svizzera ha cercato di rispondere oggi. Sotto la guida del presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann, i rappresentanti della Confederazione, dei Cantoni e delle parti sociali si sono intrattenuti su diversi temi ma soprattutto sulla conciliabilità tra lavoro e famiglia.

L'attività della popolazione in Svizzera è elevata. La soglia dei 5 milioni di attivi è stata toccata per la prima volta alla fine del 2015. Il tasso di attività standardizzato (15 anni e più) raggiunge ormai il 69,3%. L'UE-28 presenta una media del 57,6% e nessun paese dell'Unione europea ha un tasso di attività più elevato della Svizzera.

I Cantoni si impegnano per sfruttare meglio il potenziale di manodopera nazionale, ha indicato Jean-Michel Cina, presidente della Conferenza dei governi cantonali (CdC). Negli ultimi anni Cantoni e Comuni hanno notevolmente esteso l'offerta di posti di custodia per i figli, facendo aumentare il fabbisogno di personale qualificato in questo ambito. I Cantoni si impegneranno anche in futuro per garantire una custodia di qualità, adeguata alle esigenze delle famiglie e finanziariamente sostenibile.

Il Consiglio federale sbloccherà 100 milioni di franchi affinché i Cantoni e i Comuni aumentino le sovvenzioni alle famiglie che pagano la custodia dei figli, ha detto Jürg Brechbühl, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, che ha parlato a nome della Confederazione.

Anche la discriminazione fiscale delle coppie sposate nell'imposta federale diretta è motivo di preoccupazione: i servizi interessati lavoreranno per trovare nuove vie su mandato del governo, secondo Marc Bugnon, vicedirettore dell'Amministrazione federale delle contribuzioni.

Berna rafforzerà inoltre il sostegno finanziario previsto dalla legge sulla parità dei sessi per sostenere maggiormente i progetti che promuovono in particolar modo la conciliabilità tra famiglia e lavoro, ha indicato da parte sua Silvie Durrer, direttrice dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo.

Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI), si è pronunciato a favore del miglioramento dell'offerta per la custodia di bambini complementare alla famiglia e per aumentare la deducibilità dei costi sostenuti per la custodia da parte di terzi. L'Unione svizzera delle arti e dei mestieri (USAM) ha sostenuto che le PMI devono rafforzare le misure esistenti per conciliare lavoro e famiglia piuttosto che cercare nuove soluzioni.

Travail.Suisse ha chiesto invece più impegno, ossia più denaro (per esempio un assegno di accompagnamento alle persone che assistono i propri familiari), più infrastrutture (come per esempio una legge quadro sulle infrastrutture di assistenza intese come servizio pubblico) e più tempo (congedo di paternità pagato e flessibile).

Secondo l'Unione sindacale svizzera (USS) le misure adottate finora vanno nella giusta direzione, ma c'è ancora molta strada da fare per raggiungere gli obiettivi prefissati. A suo avviso, sarebbe controproducente introdurre una riduzione delle imposte per i lavoratori con un reddito elevato definendola in maniera fuorviante "discriminazione" delle coppie sposate.

sda-ats

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