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Credit Suisse non è abbastanza presente in Cina e cercherà quindi di sviluppare le attività di gestione patrimoniale nella seconda economia mondiale.

Lo ha dichiarato oggi Tidjane Thiam, Ceo del numero due bancario svizzero a margine della conferenza annuale sull'investimento in Asia organizzata da Credit Suisse a Hong Kong.

Thiam ha dichiarato alla stampa di non essere preoccupato del rallentamento economico della Cina, ritenendo che si tratti di una tappa naturale nella transizione lanciata da Pechino per orientare maggiormente l'economia cinese verso il consumo interno, l'investimento e i servizi.

Credit Suisse vuole approfittare della dinamica in atto. "La nostra presenza è troppo debole in Cina e continueremo a investire", ha detto Thiam, aggiungendo che trascorrerà cinque giorni in Cina per incontrare clienti e per conoscerne meglio i loro bisogni.

Credit Suisse conta di fare dell'attività di gestione patrimoniale uno dei principali motori della sua futura crescita. La banca ha quindi scelto di porre l'accento sulla regione Asia-Pacifico dove ha già una forte presenza nell'Asia del Sud-Est. Thiam intende più che duplicare l'utile imponibile nella regione Asia-Pacifico per portarlo a 2,1 miliardi di franchi entro il 2018.

Il rapido sviluppo economico della Cina da oltre due decenni ha favorito l'aumento dei ricavi e la costituzione di capitali, ciò che ha attirato le banche estere il cui insediamento è tuttavia ostacolato dalla severa regolamentazione cinese.

Credit Suisse non dispone della licenza necessaria per sviluppare l'attività di gestione patrimoniale in Cina ma spera di ottenerla ben presto.

"La nostra strategia è principalmente orientata verso la gestione del patrimonio e la banca privata", ha detto Thiam. "Abbiamo una buona base di clientela. Oggi esercitiamo offshore, ma a termine saremo onshore".

sda-ats

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