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Credit Suisse fa le sue previsioni

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Anche Credit Suisse corregge al rialzo le sue previsioni di crescita dell'economia svizzera per l'anno in corso. Stando agli economisti dell'istituto, il prodotto interno lordo (Pil) aumenterà quest'anno dell'1,5%, contro il +1,0% atteso in precedenza.

Immutata rimane per contro la stima relativa al 2017, fissa al +1,5%. La banca mette in guardia: se si vuole vedere un'espansione più forte servono immigrati.

Nonostante la revisione relativa al 2016 la crescita rimane inferiore a quella registrata prima dello shock provocato dal rafforzamento del franco, si legge in un comunicato odierno. E nel 2017 faticherà ad assumere un vero dinamismo perché diversi fattori mancheranno di slancio, a cominciare dall'immigrazione.

È infatti da attendersi una volta ancora una progressione dei consumi dovuta ai nuovi abitanti che si insediano in Svizzera, ma questo aumento secondo Credit Suisse sarà inferiore di un quinto a quello dell'anno prima.

Anche la fiducia dei consumatori sta soffrendo per le notizie negative provenienti dalla Svizzera e dall'estero, a cominciare dalla Brexit. L'impatto sull'economia elvetica dell'uscita del Regno Unito dall'Ue dovrebbe essere limitato, ma da parte loro i benefici per la piazza finanziaria saranno inferiori di quanto si crede comunemente.

Stando agli esperti della banca anche gli investimenti non daranno un contributo maggiore alla crescita: i bassi tassi di interesse favoriscono l'acquisto di infrastruttura e macchine, ma fungono da freno il modesto andamento dei ricavi e le incertezze politiche, in particolare quelle legate ai rapporti fra Svizzera e Unione europea.

"La Svizzera deve preoccuparsi di mantenere le sue buone condizioni quadro", afferma Thomas Gottstein, CEO di Swiss Universal Bank presso Credit Suisse. "Sentiamo di grandi aziende per le quali la Confederazione sta perdendo di importanza, mentre le piccole e medie imprese temono un peggioramento del quadro normativo".

Per il prossimo anno gli specialisti dell'istituto prevedono una disoccupazione invariata al 3,3%. A causa dell'assottigliarsi dei margini e degli utili le aziende puntano a diminuire i costi, da una parte favorendo il tempo parziale e dall'altra diminuendo i compensi. I salari nominali cresceranno dello 0,5%: ma visto che l'inflazione è stimata della stessa portata la progressione reale delle retribuzioni sarà nulla.

Sul fronte delle costruzioni è attesa un'accelerazione nel breve periodo degli investimenti, favoriti dalla creazione di alloggi in un contesto di tassi di interesse bassi. Ma a causa del debole aumento della popolazione la domanda di appartamenti e uffici in affitto tenderà a diminuire.

La situazione tesa dell'export dovrebbe allentarsi. A patto che non si verifichino sconvolgimenti sui mercati finanziari il franco dovrebbe infatti leggermente diminuire di valore. Ma le differenze sono enormi a seconda del settore.

Secondo Credit Suisse il ritorno a una crescita più marcata è possibile in due modi: o attraverso un incremento della produttività o con un aumento dell'occupazione. "La crescita ha bisogno di immigrazione", è la conclusione degli esperti. A loro avviso è infatti irrealistico compensare la mancanza di stranieri con un maggiore impiego di donne e anziani.

sda-ats

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