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Il premier croato Tihomir Oreskovic.

Keystone/AP/FRANCOIS WALSCHAERTS

(sda-ats)

Il primo ministro della Croazia, Tihomir Oreskovic, è stato sfiduciato oggi in Parlamento con la maggioranza di voti, 126 deputati su 151.

Dopo appena cinque mesi in carica il governo Oreskovic, risultato di un complicato accordo post-elettorale tra il centro-destra e il nuovo partito centrista e populista Most (Ponte), si iscrive oggi nella storia come il più breve governo croato, e il primo sfiduciato in Parlamento.

Si così è consumato un altro atto della profonda, e per certi versi grottesca, crisi politica che da mesi paralizza le istituzioni del Paese. È stato infatti proprio il partito di maggioranza relativa, l'Unione democratica croata (Hdz, destra), che solo sei mesi fa aveva nominato Oreskovic - manager canadese di origini croate senza esperienza politica - a proporre la mozione di sfiducia al proprio premier e governo. Al voto si sono ovviamente unite quasi tutte le opposizioni e Oreskovic è stato sfiduciato con una maggioranza di tre quarti dei deputati.

L'Hdz ha accusato il premier di non aver svolto in modo funzionale il suo ruolo, di essersi occupato di tutto tranne che dell'economia, di aver tentato di abusare dei servizi segreti e di essersi mostrato politicamente sprovveduto. Oreskovic da parte sua ha indicato come unico responsabile della crisi il vicepremier Tomislav Karamarko, capo dell'Hdz, che ieri si è dimesso per un caso di conflitto d'interessi relativo all'indipendenza energetica del Paese. In realtà la caduta del governo è conseguenza della complicata e strana coalizione formatasi dopo che alle elezioni del novembre 2015 nessuna forza politica aveva ottenuto i voti necessari per governare.

Per riprendere a tutti i costi le redini del potere dopo quattro anni di opposizione, l'Hdz ha accettato tutta una serie di pesanti condizioni del nuovo partito centrista e populista Most (Ponte), cedendogli alcuni dei dicasteri cruciali, come gli Interni, ed ha poi acconsentito anche a nominare un premier senza partito, sebbene esperto in economia. Alla fine però è stato dimostrato che un capo di governo scelto in fretta e quasi a caso, senza alcuna esperienza politica e con una minima conoscenza della società croata, addirittura con difficoltà a esprimersi in croato, è stata la scelta peggiore per guidare una coalizione composta da partiti molto distanti e eterogenei. E quanto la situazione fosse giunta al limite dell'assurdo lo testimonia anche la dichiarazione di Oreskovic subito dopo il voto di sfiducia: "Non sono venuto in Croazia ad occuparmi di politica".

La conclusione della crisi politica in Croazia non è ancora chiara, ma con la caduta del governo restano solo due opzioni: la formazione di un nuovo esecutivo di centrodestra entro il termine costituzionale di trenta giorni o elezioni anticipate. Le opposizioni hanno quasi raggiunto il numero di firme necessarie per indurre un auto-scioglimento del Parlamento, ma compete al presidente dell'Assemblea mettere in calendario il voto.

sda-ats

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