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Il presidente Barack Obama, l'ex presidente George W. Bush e il vice presidente Joe Biden con le rispettive mogli

KEYSTONE/EPA/LARRY W. SMITH

(sda-ats)

Tenta di consolare e riconciliare un Paese inquieto e arrabbiato il presidente Usa Barack Obama, sbarcato in una Dallas blindata per i funerali dei cinque agenti bianchi uccisi da un cecchino nero che voleva vendicarsi dei due afroamericani ammazzati dalla polizia.

È l'undicesima volta che Obama vola in una città americana colpita da una strage. L'ultima un mese fa a Orlando, in Florida, dove un americano di origine afghana radicalizzatosi negli States e proclamatosi fedele all'Isis ha ucciso 49 persone in un night club per gay.

Ma a Dallas Obama deve fare i conti non solo con l'irrisolta questione della proliferazione delle armi ma anche con la sempre aperta questione razziale, che rischia di pesare sulla sua eredità politica. E questa volta deve fare l'acrobata di fronte ad una polizia vittima e imputata nello stesso tempo, falcidiata da un cecchino a Dallas ma nel mirino per i pregiudizi e la brutalità contro i neri, come Alton Sterling a Baton Rouge (Louisiana) e Philando Castile a St Paul (Minnesota), uccisi da agenti senza apparente giustificazione.

Per questo ha telefonato alle loro famiglie prima di incontrare privatamente quelle dei poliziotti uccisi a Dallas, intervenendo poi ad una commovente cerimonia interreligiosa, dove il sindaco della città, Mike Rawlings, aprendo una maratona di omaggi, ha denunciato un "male comune": la violenza nelle strade.

Obama è arrivato a Dallas in un clima teso, dopo l'ondata di proteste e arresti in molte città americane, minacce alla polizia e una serie di recenti sparatorie contro le forze dell'ordine, le ultime oggi a Washington e nella contea texana di Ellis, vicino a Dallas, fortunatamente senza feriti, ma anche a Baltimora, dove uno sconosciuto ha fatto fuoco alla veglia per un afroamericano ucciso, colpendo cinque persone.

E ha voluto dare un segnale di unità e di partecipazione ampia e bipartisan, portando con sé non solo Michelle e il vice Joe Biden ma anche un senatore locale come Ted Cruz, che lo aveva a lungo criticato prima di ritirasi dalla primarie repubblicane. E ha voluto che ci fosse pure il suo predecessore repubblicano, George W. Bush con la moglie Laura, anche lui pronto a parlare per dare l'immagine di un Paese comunque unito.

Non la pensa così Donald Trump, che ha rotto la tregua accusando la "debole leadership di Obama" e "la corrotta Hillary" della divisione del Paese, schierandosi prima di tutto con la polizia, come candidato di "legge e ordine". Gli episodi di violenza della scorsa settimana potrebbero essere "solo l'inizio per questa estate", ha ammonito, pronto a cavalcare il peggio.

Più equilibrata Hillary, che dopo aver incassato l'atteso endorsement di Bernie Sanders, ha chiesto rispetto per la legge ma anche che "ciascuno sia rispettato dalla legge", promettendo di fare di più per evitare "la tragedia di uomini e donne e bambini neri uccisi in incidenti con la polizia".

Le tensioni rischiano di ripercuotersi sulle convention di Cleveland e Philadelphia, dove le misure di sicurezza sono già state rafforzate in vista di proteste annunciate.

Intanto le famiglie di Sterling e Castile chiedono giustizia e annunciano che faranno causa. Quella di Sterling chiede inoltre alle forze dell'ordine che rendano pubblico il video ripreso dalle telecamere di sorveglianza del negozio davanti al quale il giovane è morto.

Ma la diffidenza, la sfiducia verso la polizia aumenta, come suggeriscono certi commenti sul web o quello di Kalyn Chapman James, prima ragazza nera ad aver conquistato il titolo di miss Alabama, nel 1993: in un video sul social network ha spiegato i suoi sentimenti verso la strage di Dallas affermando di "sentirsi un po' in colpa perché non prova tristezza per i poliziotti che hanno perso la vita". E di considerare un martire Micah Johnson, l'autore della strage.

sda-ats

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