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Jacques Pitteloud, in una foto del marzo 2000.

Keystone/MARTIN SCHWEIZER

(sda-ats)

Il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha autorizzato il Ministero pubblico della Confederazione a chiarire le accuse mosse contro Jacques Pitteloud, ex ambasciatore svizzero in Kenya, denunciato per tentata coazione da due cittadini del Paese africano.

Ne dà notizia oggi lo stesso Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), precisando di aver dato l'autorizzazione dopo aver sentito Pitteloud e il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Secondo quanto si era appreso a fine luglio i due kenyoti - sotto inchiesta per riciclaggio in Svizzera e nel loro Paese nell'ambito di un grosso caso di corruzione in cui erano rimasti coinvolti nel 2006 anche diversi membri del governo di Nairobi - avevano sporto denuncia nel maggio 2015 contro Pitteloud per tentata coazione, abuso di autorità e violazione del segreto d'ufficio. Secondo quanto sostenuto dai due africani, il diplomatico con un passato nei servizi segreti elvetici avrebbe loro offerto un abbandono delle indagini nella Confederazione in cambio del versamento di 50 milioni di franchi.

In un primo tempo il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva rifiutato di entrare in materia su un possibile procedimento penale. Il Tribunale penale federale (TPF) ha però accolto il 29 giugno scorso un ricorso dei due kenyoti, almeno per quel che riguarda la tentata coazione. La Procura federale ha allora chiesto al DFGP l'autorizzazione ad aprire un'inchiesta.

Autorizzazione del DFGP necessaria

Secondo quanto indica il dipartimento nella sua nota, l'autorizzazione del DFGP è necessaria "se un impiegato della Confederazione è accusato di aver commesso un reato attinente alla sua attività o condizione ufficiale". Nel corso di un'audizione, si aggiunge nel comunicato, sia Pitteloud sia il DFAE si sono dichiarati favorevoli alla concessione dell'autorizzazione "dicendo di apprezzare la possibilità di far luce sulle accuse".

La procedura di autorizzazione, precisa il DFGP, non entra nel merito delle accuse ma "ha il solo scopo di proteggere il personale federale da procedimenti penali a prima vista infondati, lesivi o temerari, garantendo in tal modo il buon funzionamento dell'amministrazione".

Jacques Pitteloud, nato nel 1962 nel canton Zurigo ma di origine vallesana, era stato coordinatore dei servizi d'informazione della Confederazione dal giugno 2000 all'ottobre 2005, prima dell'ennesima ristrutturazione dell'intelligence federale. Ne luglio 2010 era diventato ambasciatore in Kenya e Burundi con sede a Nairobi. Nel dicembre 2014 il Consiglio federale lo ha nominato capo della Direzione delle risorse del DFAE, carica che ha assunto nell'estate del 2015.

Caso Anglo Leasing

All'origine del caso è il grosso caso noto come Anglo Leasing in Kenya: nel 2006 diversi membri del governo di Nairobi erano stati costretti al ritiro a seguito di pesanti accuse di corruzione: tramite grossi appalti statali a società fittizie sarebbero stati sottratti alle casse del Paese africano oltre 250 milioni di franchi e parte del denaro sarebbe finita in Svizzera. Il Kenya ha chiesto dunque assistenza giudiziaria a Berna e nel 2009 l'MPC ha aperto un procedimento contro tre persone.

I due uomini d'affari kenyoti, indagati in relazione al caso, sostengono che Pitteloud, in virtù di questa rogatoria, era ben informato sulle accuse nei loro confronti.

Sms minacciosi?

Nella sua sentenza sul loro ricorso, la Camera dei reclami penali del TPF indica uno scambio di sms avvenuto nel maggio 2014 tra Pitteloud e i due africani, in cui quest'ultimo avrebbe presentato la sua "offerta" da 50 milioni di franchi per una soluzione amichevole della vicenda. Negli sms sarebbero state proferite velate minacce come "aspetto sempre, l'orologio gira" o "i miei partner hanno accettato di trattenere i cavalli fino a giovedì, il tempo per lasciarvi valutare correttamente la situazione".

Dal canto suo Pitteloud si è difeso sostenendo che gli sms non avevano nulla di minaccioso. Dapprima ha sostenuto di aver agito come persona privata, poi di averlo fatto su istruzione dell'MPC, un'affermazione suffragata addirittura dal ministro degli esteri Didier Burkhalter che ha preso le sue difese. La Procura federale ha però negato di aver dato qualsiasi istruzione al riguardo.

Per il TPF il fatto che l'ambasciatore abbia fatto dipendere l'abbandono del procedimento penale in Svizzera dal versamento di una cospicua somma di denaro costituisce incontestabilmente una minaccia di un danno grave.

Il Codice penale, all'articolo 181 sulla coazione, prevede che "chiunque, usando violenza o minaccia di grave danno contro una persona, o intralciando in altro modo la libertà d'agire di lei, la costringe a fare, omettere o tollerare un atto, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria".

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SDA-ATS