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"Globalmente, ma a breve termine, l'economia elvetica dovrebbe restare stabile". Lo scrive l'Istituto di macroeconomia applicata Créa dell'Università di Losanna nel suo ultimo bollettino sulla congiuntura svizzera e romanda pubblicato oggi.

Rispetto al valore del primo trimestre il barometro congiunturale CREA per la Svizzera guadagna 0,3 punti nel secondo trimestre, ma non si muove più nel terzo. Il valore medio per il secondo e il terzo trimestre è di 0,7 punti inferiore a quello dello stesso periodo del 2015.

Con un valore di 99,1 nel terzo trimestre, "l'economia svizzera rimane nella zona di debole attività con uno scarto di produzione dello 0,9 inferiore all'equilibrio di lungo termine", scrive il Créa precisando, in una breve nota, di basarsi su osservazioni e sondaggi realizzati in gran parte prima del voto sulla Brexit, il quale peraltro non dovrebbe avere conseguenze a breve termine.

L'istituto losannese rileva che da metà 2014 si osserva una tendenza al ribasso dell'indice del clima di consumo e che da otto trimestri l'indice si muove nel rosso, indicando il pessimismo generale delle economie domestiche. Il senso di sicurezza del posto di lavoro, in particolare, è al livello più basso da gennaio 2010.

Le economie domestiche - nota il Créa - "esitano tra ottimismo e pessimismo quanto alla loro situazione budgetaria futura, ma sono definitivamente meno inclini ad acquistare beni durevoli". A suo avviso, se il consumo privato è aumentato nel primo trimestre, è essenzialmente grazie a spese in qualche modo inevitabili come l'alloggio, la sanità o l'energia. L'indicatore UBS del consumo conferma che la situazione sul mercato del lavoro pesa sul morale dei consumatori, rileva l'istituto romando.

Esso nota d'altro canto che gli indici industriali del KOF, il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo, si sono risollevati nel primo trimestre, pur rimanendo nella zona rossa, in particolare quelli delle nuove commesse e di quelle in portafoglio, che indicano un probabile aumento delle attività produttive. Una tendenza corroborata dall'indice Pmi del Credit Suisse e dal sondaggio della Switzerland Global Enterprise pubblicati proprio oggi, che mostrano ottimismo da parte delle piccole e medie imprese, nonostante il franco forte, riguardo alle prospettive di esportazione.

Nel settore principale della costruzione - scrive il Créa - le attività dovrebbero aumentare nei mesi prossimi, perché le nuove commesse sono cresciute del 18% nel primo trimestre, su base annua, e i progetti per il secondo trimestre sono progrediti del 10%. Sia il settore pubblico sia quello privato contribuiscono a questo riassetto.

Il mercato del lavoro mostra tuttavia segni di debolezza, rileva ancora l'istituto losannese: un recente studio Manpower indica una contrazione delle intenzioni di assunzione nel terzo trimestre e, per la prima volta dal 2008, le grandi imprese pensano di diminuire le assunzioni.

sda-ats

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