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Nella più notevole serie di manifestazioni da quando il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi è al potere, migliaia di persone hanno manifestato al Cairo, Alessandria e in altre città del paese.

I dimostranti sono scesi in piazza contro il riconoscimento fatto la settimana scorsa dall'Egitto che due isole del Mar Rosso appartengono all'Arabia saudita.

Le manifestazioni non erano autorizzate e sono state disperse dalle forze dell'ordine lanciando lacrimogeni e anche sparando proiettili di gomma: secondo fonti del ministero dell'Interno, in serata il bilancio provvisorio era di "decine" di manifestanti intossicati o feriti mentre i fermi sono stati circa 170.

Le manifestazioni erano state indette su Facebook al motto "Terra è onore" e sono state appoggiate dalla Fratellanza musulmana, messa la bando in Egitto nel 2013 dopo episodi di violenza e terrorismo seguiti al deposizione presidente espressione del movimento, Mohamed Morsi. Rivoluzionari di sinistra come i giovani del "6 aprile" hanno inscenato una loro protesta davanti al sindacato della Stampa al Cairo ma ci sono state adesioni anche da altre parti politiche. Fra gli slogan, oltre ad "abbasso il regime militare", anche uno che riecheggiava ai tempi della deposizione di Hosni Mubarak nel 2011: "il popolo vuole che il regime cada". Fra i cartelli se ne è visto anche uno che accostava Giulio Regeni ai "martiri" dell'opposizione.

La manifestazione ha preso spunto da un comprovato riconoscimento territoriale messo in dubbio da alcuni deputati e considerato da dissidenti una "svendita" della terra egiziana a causa dei finanziamenti che giungono in Egitto dalla monarchia saudita. Il bilancio di vittime non è ai livelli degli standard egiziani: nel gennaio 2014, nel terzo anniversario della rivoluzione, gli scontri con la polizia causarono quasi 45 morti in due giorni.

sda-ats

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