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I social media agevolano il lavoro di reclutamento dell'Isis poiché permettono di "divulgare messaggi in modo più rapido ed il processo di radicalizzazione diventa più veloce".

In particolare sviluppano messaggi "per obiettivi specifici, come le donne ed i giovani", ha detto il capo del Centro antiterrorismo di Europol Manuel Navarrete Paniagua, che indica nella lotta al reclutamento on-line una delle priorità europee per la lotta al terrorismo jihadista.

"Per le donne l'Isis prevede ruoli precisi nelle comunità - spiega -. Chiedono loro di unirsi ai terroristi in Siria e in Iraq. E utilizzano messaggi mirati anche per i giovani. Ma per il momento non c'è evidenza di messaggi rivolti ai minori".

Rispetto ad al Qaida che aveva un messaggio più centralizzato sull'aspetto religioso, quello di reclutatori dell'Isis on-line "è più pragmatico. L'aspetto religioso resta - evidenzia Navarrete Paniagua - ma si utilizzano anche altri pretesti". Inoltre oltre all'arabo, si usano anche lingue europee come inglese, francese e spagnolo.

"I gruppi jihadisti dimostrano di avere una comprensione sempre più sofisticata di come funzionano i social media, con campagne di propaganda per i reclutamenti, ma anche per reperire finanziamenti. Twitter da solo ha consentito di trovare 125'000 account di esponenti dell'Isis nel 2015", evidenzia Navarrete Paniagua nell'anticipare alla commissione Libertà civili del Parlamento europeo il rapporto "Situazione sul terrorismo nell'Ue per il 2016" e "Cambiamenti nel modus operandi degli attacchi terroristici dell'Isis".

"Europol ha individuato più di diverse migliaia di contenuti sospetti - aggiunge -. E gli Internet provider hanno agito nel 90% dei casi sollecitati Europol".

Secondo Navarrete Paniagua nel 2015 si è registrato un incremento nell'utilizzo del criptaggio, per celare le identità, ma anche le posizioni geografiche, i contenuti, e le transazioni finanziarie.

sda-ats

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