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Christine Lagarde.

Keystone/AP/RODRIGO ABD

(sda-ats)

La direttrice generale del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde dovrà rispondere in tribunale del suo ruolo nel controverso arbitrato che ha concluso l'annosa disputa tra l'uomo d'affari Bernard Tapie e il Credit Lyonnais sulla cessione di Adidas.

Lo ha definitivamente deciso la Corte di cassazione francese, respingendo il ricorso contro il rinvio a giudizio per "negligenza di una persona con carica pubblica", come chiesto dalla procura.

Lagarde sarà quindi chiamata a comparire, in una data che non è ancora stata fissata, davanti alla Corte di giustizia della Repubblica, tribunale che giudica i ministri su atti commessi nell'esercizio delle loro funzioni.

Secondo la tesi accusatoria, l'ex ministra e oggi patron del Fmi avrebbe prima avallato la decisione di optare per un arbitrato per risolvere il contenzioso tra Tapie e il Credit Lyonnais, che dura da diversi decenni, e poi avrebbe deciso di non fare ricorso contro il verdetto arbitrale, che aveva sancito per Tapie un risarcimento da oltre 400 milioni di euro.

Lo Stato francese è parte in causa del processo perché resta titolare di CDR, il consorzio pubblico creato per raggruppare i passivi del Credit Lyonnais quando la banca fu nazionalizzata.

Durante le indagini la procura ha riconosciuto che la Lagarde era arrivata al ministero solo a giugno del 2007, quando l'arbitrato era già in preparazione, che non ha aveva relazioni personali con i protagonisti della vicenda e che non era intervenuta nella scelta dei tre arbitri, uno dei quali in particolare è sospettato di non essere stato imparziale.

Il suo comportamento in quell'occasione però, recita la richiesta di rinvio a giudizio, è stato "di una precipitazione e di una leggerezza che costituiscono gravi negligenze da parte di un ministro incaricato della condotta degli affari dello Stato".

Bacchettata in particolare la scelta di ignorare il parere dell'Agenzia delle partecipazioni statali, che si era espressa contro l'ipotesi dell'arbitrato. La patron del Fmi, dal canto suo, ha a più riprese sostenuto di aver "sempre agito in questa vicenda nell'interesse dello Stato e nel rispetto della legge".

Nella stessa vicenda è indagato tra gli altri anche l'ex capo di gabinetto della Lagarde al ministero dell'Economia, oggi amministratore delegato di Orange, Stephane Richard, accusato di truffa, complicità in appropriazione indebita di fondi pubblici e di associazione per delinquere. L'arbitrato oggetto dell'inchiesta è stato annullato nei mesi scorsi, e a Tapie è stato chiesto di restituire l'indennizzo ricevuto.

sda-ats

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