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Una vedova di 72 anni dovrà scontare sei anni di carcere per aver contribuito finanziariamente all'assassinio del genero, ucciso da un sicario nel 2008 a Cointrin (GE).

Il Tribunale federale (TF) ha rifiutato di diminuire la condanna inflitta alla pensionata dalla giustizia ginevrina.

La vittima, un quarantenne italo-svizzero, era stata rinvenuta con due pallottole nella testa nel 2008 nella sua abitazione di Cointrin. L'inchiesta aveva stabilito che l'uomo era stato ucciso su incarico della moglie 39enne, che aveva versato per questa missione ad un elettricista friburghese un importo di 50'000 franchi, finanziato per metà dalla madre. Il sicario era stato "raccomandato" alle due donne da un mercante di cavalli.

Consegnando alla figlia 25'000 franchi per uccidere il genero, la suocera "ha sostenuto un'impresa criminale volta a sopprimere una vita umana. La sua colpa è grave", sottolineano i giudici losannesi nella sentenza pubblicata oggi. La 72enne - rilevano - "ha agito con freddezza e con una grande determinazione".

Il suo movente era peraltro "egoista e futile": la donna considerava l'eliminazione del genero, che non le era mai andato a genio, come "la soluzione ad una situazione spiacevole". I giudici hanno anche scartato gli argomenti dell'età avanzata e del cattivo stato di salute.

Nemmeno il pentimento sincero è stato preso in considerazione: per pagare le indennità e le spese riconosciute ai familiari della vittima, la donna ha venduto la propria villa, "ma lo ha fatto soltanto quando vi è stata costretta", considera in sostanza la Corte federale.

Con una sentenza emessa parallelamente, i giudici federali hanno pure respinto il ricorso presentato dal mercante di cavalli, condannato dalla giustizia ginevrina a 10 anni di reclusione. La moglie della vittima e il sicario, dal canto loro, stanno scontando 16 anni di prigione.

sda-ats

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