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Ricordarsi di quanto successo.

KEYSTONE/EPA/ABIR SULTAN

(sda-ats)

"Un giorno ci incontreremo di nuovo". Parole di speranza: il più delle volte vane. Eppure sono scritte sulle centinaia di lettere che gli ebrei europei in fuga dai nazisti hanno inviato ai loro parenti prima di essere 'sommersi' per sempre nella Shoah.

'Le ultime lettere' è il titolo della rassegna che Yad Vashem, il Sacrario di Gerusalemme, mette in mostra, anche on line, in occasione del Giorno della Memoria che si celebra il 27 gennaio in tutto il mondo.

Una raccolta di testimonianze toccanti - diventati addii inconsapevoli - che vengono dagli angoli più disparati dell'Europa schiacciata dai nazisti: da Drancy in Francia, da Riga in Lettonia, da Mariiampil oggi Ucraina allora Polonia, dal ghetto di Kishinev oggi Moldavia allora Romania, da Belgrado, da Mathausen. Uno spaccato della memoria collettiva di sei milioni di ebrei uccisi dal nazismo. Per le persone che le hanno ricevute "separarsi da queste preziose lettere non è stato facile", hanno detto da Yad Vashem. Ma da ora diventeranno documenti pubblici e saranno conservate negli archivi del museo per le generazioni future. Le missive faranno parte così di 190 milioni di pagine riguardanti la documentazione sulla Shoah.

"Scrivere a mano - ha notato Yona Kobo, uno dei ricercatori di Yad Vashem - è uno degli atti più intimi e personali di auto espressione. Queste ultime lettere ci aprono una finestra sulle vite di queste persone e ci offrono una testimonianza di prima mano delle avversità che hanno dovuto fronteggiare, così come del desiderio di riunirsi alle proprie famiglie". E si può capirlo leggendo la lettera che Regina Kandt scrisse al marito Maximilian e al figlio Rudy prima di essere deportata nel 1941 da Belgrado insieme alla nipote. "Dovete essere forti e pazienti. Un giorno tutto questo finirà... Scrivo solo nel caso non dovessi sopravvivere, ma ho il sentimento che un giorno ci potremo vedere di nuovo". Regina Kandt non vide più né suo marito né suo figlio: fu uccisa dai nazisti nel campo di Sajmiste. La lettera fu consegnata ad un conoscente cristiano di Regina che riuscì successivamente a trasmetterla ai parenti sopravvissuti.

La rassegna espone per ora, anche on line, nove lettere, inclusa una che arrivò a destinazione anni dopo la spedizione. Ma non è che il primo passo di un progetto più ampio che Yad Vashem intende portare a termine. La mostra fa parte delle iniziative che il Mausoleo di Gerusalemme organizza per il Giorno della Memoria e che giovedì 26 gennaio vedrà il premier Benyamin Netanyahu parlare nella Sala delle Rimembranze di Yad Vashem - dove arde la fiamma perenne a ricordo dei 6 milioni di ebrei uccisi - in una cerimonia ufficiale alla presenza di oltre 40 rappresentanze diplomatiche.

SDA-ATS