Non c'era altra scelta: l'orso M13 ha dovuto essere abbattuto ieri mattina nella regione di Poschiavo (GR) perché era diventato un pericolo e bisognava proteggere la popolazione. In questi termini le autorità competenti grigionesi e federali hanno spiegato questo pomeriggio la loro decisione.

L'animale di circa tre anni - era nato nel 2010 nel Trentino - si aggirava dalla primavera del 2012 nel canton Grigioni, dapprima in Engadina poi in Val Poschiavo. Pur non manifestando comportamenti aggressivi, si era più volte spinto fino ai centri abitati alla ricerca di cibo, aveva seguito di giorno persone e non mostrava più alcun timore, hanno affermato a Coira rappresentanti del Cantone e dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), che ha anche diffuso un lungo comunicato dopo la breve nota della mattinata.

L'orso è stato ucciso alle 10.10 a Miralago, all'estremità sud del lago di Poschiavo, dove aveva creato spavento nei giorni scorsi, dalla pallottola sparata da un guardacaccia. "Non è stato un giorno lieto", ha dichiarato il consigliere di Stato Mario Cavigelli, capo del Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste (DCTF) grigionese. "Dovete mettervi nei nostri panni. Si doveva scegliere tra il benessere dell'orso e quello della popolazione", ha aggiunto.

"La decisione è stata molto difficile ma giusta", gli ha fatto eco Franziska Schwarz, vicedirettrice dell'UFAM, secondo la quale essa "non è stata un no della Svizzera all'orso", ma soltanto un no a un singolo esemplare a rischio. M13 era infatti diventato "un pericolo per la sicurezza delle persone" e non è stato possibile fargli cambiare comportamento, nonostante le ripetute azioni di dissuasione, in cui è stato colpito a più riprese con proiettili di gomma e petardi.

Alla conferenza stampa è stato indicato che M13 era stato classificato come animale a rischio già lo scorso novembre. L'abbattimento è stato tuttavia rimandato dopo che l'orso è andato in letargo, dal quale è poi uscito prematuramente.

Prima della decisione si sono tenuti colloqui con rappresentanti delle autorità italiane, i quali "hanno mostrato comprensione", sostiene l'UFAM nella sua nota. Le autorità competenti di entrambi i paesi hanno escluso la possibilità di catturare M13 e di rinchiuderlo in un recinto. "Dal punto di vista dell'etica animale, infatti, quella di relegare un orso selvatico in uno spazio così ristretto sarebbe una decisione discutibile, in quanto comporterebbe una detenzione non conforme alle esigenze della specie", rileva l'UFAM.

Una posizione difesa anche dall'ispettore della caccia grigionese Georg Brosi. Questi ha rivelato altre malefatte di M13, delle quali il pubblico non era finora a conoscenza. Nella Bassa Engadina l'orso avrebbe sbranato due capre davanti agli occhi dei dipendenti di un'azienda agricola e da una terrazza avrebbe spiato nel soggiorno di una casa, spaventando gli abitanti che stavano guardando la TV.

A Coira è stato reso noto anche il bilancio dei danni delle sue scorribande: 30 pecore e due capre uccise, una mucca e un'asina ferite, diversi alveari saccheggiati. La carcassa di M13 sarà consegnata al Museo della natura dei Grigioni a Coira, dove già si trova imbalsamato l'orso JJ3, abbattuto nel 2008 nella regione di Thusis.

JJ3 e M13 sono stati finora i due soli orsi classificati a rischio nei Grigioni, sugli otto contati nel cantone dal 2005. A Berna e a Coira si ritiene che M13 abbia assunto il suo "comportamento problematico" già quando era in Trentino dove, invece di andare in letargo, aveva iniziato a cercare e trovare cibo nelle aree abitate.

Poiché fin dall'inizio ha mostrato di essere "un orso troppo poco timido e alquanto curioso", nell'ottobre 2011 in Trentino era stato munito di un radiocollare per poterne seguire gli spostamenti. Un'operazione che ha dovuto essere ripetuta nel giugno 2012, dopo che l'orso era stato investito - senza gravi conseguenze - da un treno della Ferrovia retica il 30 aprile presso Scuol, nella Bassa Engadina.

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