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Il Consiglio nazionale non vuole tornare sulla questione della tassazione dei dividendi.

KEYSTONE/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

Affrontando, a livello di divergenze, la terza riforma dell'imposizione delle imprese, il Consiglio nazionale ha deciso oggi (127 voti a 54) di non riesaminare la questione dell'imposizione dei dividendi.

Il campo rosso-verde, facendo proprio un desiderio del Consiglio degli Stati che ha esaminato questo oggetto la settimana scorsa, avrebbe voluto che la Commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale ritornasse su questo aspetto della riforma.

Quest'ultima aveva già risposto picche una volta, suscitando il malcontento dei "senatori" che hanno giudicato simile atteggiamento un "affronto".

La ragione? I Cantoni sono spaventati dai mancati introiti per le rispettive casse dovuti ai forti alleggerimenti fiscali decisi dal Nazionale (1,2 miliardi solo per la Confederazione e altri miliardi sono previsti per Cantoni e comuni).

Gli Stati hanno prestato orecchio a questo grido di allarme lanciato dai direttori cantonali delle finanze. Quest'ultimi sarebbero favorevoli ad un innalzamento dal 50% al 60% dell'imposizione parziale dei dividendi.

Va ricordato che il Nazionale si è già detto contrario all'innalzamento della quota di Imposta federale diretta spettante ai Cantoni dal 17% attuale al 21,2%, così come deciso invece per ben due volte dagli Stati. La Camera del popolo si è espressa, come il Consiglio federale, per una via di mezzo: il 20,5%.

sda-ats

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