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Un abitante della Papua Nuova Guinea

KEYSTONE/AP/UNCREDITED

(sda-ats)

Lo studio genomico più approfondito finora condotto sugli indigeni australiani rivela che gli uomini moderni sono tutti discendenti di un'unica ondata di intrepidi migranti che lasciarono l'Africa circa 72 mila anni fa.

E conferma che gli aborigeni di oggi sono discendenti dei primi esseri umani che abitarono l'Australia e che costituiscono la più antica civilizzazione ininterrotta sulla Terra.

Le conclusioni derivano da uno dei tre studi appena pubblicati su Nature, che esaminano la dispersione dell'uomo moderno, dal comune luogo di nascita evolutivo in Africa verso Europa, Asia e Oceania. Finora gli antropologi si sono divisi fra chi sostiene che noi tutti condividiamo gli stessi antenati da un singolo evento di migrazione di massa, e chi ipotizza una dispersione in ondate distinte in tempi differenti.

Lo studio guidato da Michael Westaway della Griffith University del Queensland ed Eske Willersley dell'University of Cambridge si è basato su dati genetici di persone di 280 diverse popolazioni insediate in regioni del mondo in gran parte sottostudiate. E i dati confermano la teoria dell'unica ondata. Lo studio è stato condotto con la collaborazione di anziani e di leader di varie comunità indigene d'Australia.

Le informazioni genetiche mostrano inoltre che le popolazioni aborigene che vivono in condizioni desertiche hanno sviluppato adattamenti biologici unici per sopravvivere in condizioni aride e con temperature notturne sottozero, senza mostrare gli aumenti dei tassi metabolici osservati negli europei nelle stesse condizioni. Un tratto che secondo gli studiosi si è rafforzato con la lunga occupazione del continente.

La lunga storia dell'occupazione umana dell'Australia viene citata come evidenza che gli indigeni di Papua, a nord del continente australiano, e quelli australiani, derivano da una migrazione precedente, rispetto agli antenati dei popoli euroasiatici.

I ricercatori hanno registrato le sequenze genetiche di 83 aborigeni australiani del gruppo linguistico Pama-Nyungan, che copre il 90% del continente, e di 25 indigeni degli altipiani di Papua.

Lo studio mostra evidenze di un solo evento di colonizzazione in Australia, e di una continuità di occupazione della stessa firma genetica, lungo un arco di circa 40 mila anni. Rivela che gli antenati del papuatici e degli aborigeni lasciarono l'Africa circa 72 mila anni fa e si distaccarono dal gruppo principale attorno a 58 mila anni fa.

Raggiunsero quindi il supercontinente detto Sahul, che originariamente riuniva Tasmania, Australia e Nuova Guinea attorno a 50 mila ani fa, raccogliendo lungo la strada genoma da Neanderthal, da Denisoviani asiatici e da altri ominidi poi estinti. I papuasici e gli aborigeni si separarono poi attorno a 37 mila anni fa, molto prima che i continenti si dividessero attorno a 8 mila anni fa.

La sequenza del genoma mostra anche gli aborigeni australiani si sono adattati biologicamente all'ambiente - un tratto rafforzato dalla lunga occupazione del continente. In particolare le evidenze suggeriscono che le popolazioni desertiche sono diventate capaci di sottostare a temperature notturne sotto lo zero senza mostrare aumenti dei tassi metabolici osservati negli europei nelle stesse condizioni.

sda-ats

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