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No all'iniziativa, dicono i borghesi.

KEYSTONE/PETER SCHNEIDER

(sda-ats)

Un comitato interpartitico (PLR, UDC, PPD, PBD) invita popolo e cantoni a respingere l'iniziativa popolare dei Verdi "Per un'economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse (economia verde)" in consultazione il prossimo 25 di settembre.

"È semplicemente illusorio per un Paese come il nostro pensare di tagliare il consumo di risorse di due terzi senza gravi contraccolpi per la popolazione e per l'economia", ha dichiarato la consigliera nazionale Géraldine Marchand-Balet (PPD/VS).

Obiettivi così radicali ed estremi si potrebbero raggiungere solo imponendo nuove tasse - sulla mobilità, sul consumo di beni esotici, sulle abitazioni poco efficienti dal punto di vista energetico - ed emanando ulteriori regolamenti che avrebbero un impatto diretto sul nostro stile di vita, ha aggiunto, parlando di un'iniziativa che intende introdurre in Svizzera una vera e propria "dittatura verde".

Nuovi balzelli non farebbero che penalizzare le famiglie - il cui potere d'acquisto scemerebbe - e di riflesso l'intera economia. In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro.

Per il consigliere nazionale Hansjörg Knecht (UDC/AG), l'iniziativa degli ecologisti rappresenta una vera e propria "pugnalata alla schiena" per le piccole e media imprese. La nostra economia, e in particolare settori come l'edilizia o la gastronomia, ha già fatto molto per incrementare l'uso efficiente delle risorse. In alcuni settori, come quello dell'elettronica, siamo già tra i Paesi modello per quanto attiene alla quota di riciclaggio, ha sottolineato il deputato democentrista.

Ulteriori restrizioni e tasse, ha spiegato, metterebbero in ginocchio "le nostre PMI, colonna portante della nostra economia", ha aggiunto. Per questo "non dobbiamo mettere in pericolo posti di lavoro per motivi ideologici, ma batterci invece per un'economia fiorente", specie in un frangente come questo contraddistinto dall'apprezzamento del franco svizzero.

Sulla falsariga di Knecht si sono espressi i consiglieri nazionali Werner Luginbühl (PBD/BE) e Benoît Genecand (PLR/GE), secondo cui la politica dei piccoli passi, pragmatica, seguita finora in materia di ecologia ha dato frutti più che soddisfacenti. È chiaro che si può fare di più e meglio, hanno sostenuto, ma la Svizzera non vive sotto una campana di vetro.

A loro avviso, i provvedimenti radicali adombrati nell'iniziativa non solo non avranno alcun effetto sull'inquinamento globale, ma non faranno che isolare il nostro Paese. Il risultato? Un'emorragia di imprese verso lidi meno esigenti in materia di prescrizioni di carattere ambientale e perdita di posti di lavoro. Insomma, l'iniziativa causerà un impoverimento generalizzato.

A nome del Forum dei consumatori (Konsumentenforum), Babette Sigg ha sostenuto che l'iniziativa dei Verdi intende mettere sotto tutela i consumatori, dicendo loro che cosa mangiare, come muoversi e come abitare.

A suo parere, molti Svizzeri adottano già un comportamento virtuoso in materia ecologica. Questi risultati rischiano di venir vanificati qualora l'iniziativa passasse, e con essa gli aumenti inevitabili dei prezzi e delle prescrizioni. Molti consumatori, secondo Sigg, si vedrebbero costretti a fare la spesa all'estero, come già avviene oggi a causa del rafforzamento del franco.

Depositata il 6 settembre 2012 con 112'098 firme valide, l'iniziativa popolare degli ecologisti intende favorire, mediante un nuovo articolo costituzionale, un'economia improntata alla sostenibilità e all'uso efficiente delle risorse.

Il testo costituzionale chiede in particolare di portare entro il 2050 l'impronta ecologica (indicatore che valuta il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità del pianeta di rigenerarle) della Svizzera a un livello tale che, rapportata alla popolazione mondiale, non superi l'equivalente di un pianeta Terra.

L'iniziativa intende inoltre promuovere cicli dei materiali chiusi e garantire che le attività economiche non pregiudichino il potenziale di risorse naturali.

sda-ats

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