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Solo nella città di Teheran, lo scorso anno sono stati arrestati 2.900 ubriachi alla guida di automobili, in un fenomeno che le autorità della Repubblica Islamica, dove il consumo di alcol è vietato nella maniera più assoluta, non esitano a definire "allarmante".

La cifra, fornita dal procuratore generale della capitale iraniana, Abbas Jafarabadi, ne accompagna un'altra, altrettanto ufficiale, riportata dai media nazionali: in Iran sarebbero circa 200 mila gli alcolisti cronici su una popolazione di 79 milioni di persone, mentre circa un milione di cittadini farebbero uso regolare di alcolici.

Il consumo di alcol, molto popolare all'epoca dello scià, è stato bandito dalla Rivoluzione islamica del 1979. I trasgressori sono puniti con multe, frustate o con la prigione. I guidatori ubriachi di Teheran sono tutti finiti in carcere lo scorso anno (che in Iran è terminato il 20 marzo del 2016). Solo la minoranza cristiana del Paese ha diritto a produrre vino, da usare però per scopi religiosi, ovvero per l'eucarestia.

Nonostante i rischi, la domanda per gli alcolici è molto alta ed ha innescato un traffico clandestino di vini e superalcolici provenienti dalla Turchia, dall'Iraq, persino dall'Afghanistan. A ciò si aggiunge una produzione locale e clandestina di birra, vino e superalcolici.

Negli anni recenti, la polizia ha cominciato ad usare il test del palloncino per individuare gli automobilisti ubriachi, riconoscendo così implicitamente l'importanza del problema. Le multe per i trasgressori - ricordano i media iraniani - sono state anche duplicate da due milioni di rial (circa 60 dollari) a quattro milioni di rial.

sda-ats

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